E’ l’ultimo dell’anno, un pomeriggio di sole invernale, freddo ma bello, di quelli “da andare a sciare”. Metto in ordine nel mio HD portatile e ritrovo un pezzo di qualche anno fa, il primo, che non ho mai pubblicato, chissà perchè. Lo rileggo insieme a voi. Un felice anno nuovo.

Quell’impalpabile senso di tristezza dell’Armenia

  • In molti avrebbero serie difficoltà a identificarla su una carta geografica, qualcuno forse dubiterebbe della sua stessa esistenza quasi l’Armenia fosse solo un mito antico. Ed invece esiste davvero e resiste ancora portandosi dietro il suo glorioso passato remoto ed il suo nefasto passato prossimo. Dopo l’olocausto del 1915 da parte turca, la dominazione sovietica durata 70 anni e la guerra del Nagorno-Karabakh con la vicina Azerbaigian, il paese vive da 15 anni un periodo di stabilità e di sviluppo economico, per quanto iniquo.*
    Arrivando a Yerevan troverete una capitale moderna e dinamica. Nel suo cento “storico” avrete l’impressione di passeggiare in una città europea con ristoranti, caffè e negozi di vestiti alla moda. Dalla Piazza della Repubblica, così ribattezzata dal 1991, anno dell’indipendenza, fino al palazzo dell’Opera, si sta procedendo alla riqualificazione del centro che si sviluppa intorno ad una lunga, e per ora spoglia, via pedonale. Presto qui intorno si affacceranno palazzi ed appartamenti lussuosi, destinati ai nuovi ricchi. Anche qui, come in tutte le repubbliche ex sovietiche, le ricchezze si sono ridistribuite velocemente in poche mani, creando un’economia disomogenea dove lo stipendio mensile medio è di 150 € e l’affitto di un bilocale è 200 €. In realtà ad oggi il paese non potrebbe sopravvivere senza le rimesse dall’estero versate dagli emigrati che a migliaia anno dopo anno si sono spostati soprattutto in Russia.
    Allontanandovi dal centro, verso la periferia di Yerevan, troverete l’Armenia “sovietica”, fatta di squallidi palazzi disadorni, simbolo ed icona di un periodo troppo recente per essere velocemente eliminato insieme alle statue di Lenin. Se avrete la pazienza di aspettare i  Marshrutka (piccoli bus) insieme ai lavoratori che tutti i giorni fanno i pendolari dalle campagne vicine, troverete sicuramente qualcuno che con un po’ di nostalgia ricorderà gli anni del comunismo: “nonostante tutto, allora, tutti avevamo di che vivere, oggi è diverso…”.
    Allontanandovi ancora di più, uscendo dalla capitale verso i paesaggi maestosi del nord, troverete la vera Armenia. Cercate le sua piccole chiese e troverete vallate imponenti che si perdono a vista d’occhio, percorrete le sua gole e salite sui suoi altopiani e capirete perchè gli Armeni sono così legati alla loro terra ed al loro passato.
    L’Ararat, la montagna biblica, con i suoi 5mila metri, immenso e maestoso, è visibile da tutto il paese e ne è di fatto il simbolo stesso. Ora, insieme a parte dell’Armenia “Storica”, si trova in territorio turco, come a ricordare quanto questo paese sia stato privato della sua identità e  mortificato nella sua simbologia.
    Capirete allora perchè tutta l’Armenia è velata da un’impalpabile senso di tristezza e di nostalgia verso quel glorioso passato che ancora il mondo fa fatica a riconoscere come tale.