Sono giornate di trasferimenti passate in macchina verso sud. Solo il tempo di regalare cento euro alla guardia civil per non llevar el cinturon. Per fortuna io lo avevo messo da poco…
Raggiungiamo Siviglia alle tre del mattino, giusto il tempo di riempirci i polmoni di aranci in fiore dopo i profumi di autostrada e gasolina. Non abbiamo il tempo per fare altro. La mattina seguente abbiamo appuntamento con l’addetto stampa del Cadice Calcio. Ci aspettano per registrare un’intervista al loro giocatore nigeriano che ci racconta la sua storia da Lagos attraverso il Sudafrica e la Francia. Ci lasciano del materiale per il progetto umanitario, foto, abbracci e la certezza di avere una squadra spagnola fatta di persone di cuore per cui tifare. Peccato stiano messi male in classifica…
Non c’è tempo per altro. Ci raggiunge Valerio, il quinto della spedizione che da Madrid ci porta i passaporti vistati Mauritania. Scappiamo a tarifa da cui partiremo domani per Tangeri. Dobbiamo rinunciare all’appuntamento col Siviglia, siamo in ritardo sulla tabella di marcia, l’Africa ci aspetta.
E’ come se fino adesso avessimo fatto le prove e domani iniziasse davvero la lunga discesa. Nel mio umile vocabolario di viaggio il momento e’ definito con una sola parola: il “tuffo”. Vediamo quanto e’ fredda l’acqua in zona.