La foresta di Tijuca è un immenso polmone verde che abbraccia Rio de Janeiro. Lonley Planet ci informa che sono 120 kmq di giungla sub tropicale, la più grande del mondo in un contesto urbano, raggiungibili in soli 15 minuti dal Copacabana. Un’esplosione di verde con splendidi alberi, torrenti, cascate, sentieri, stradine a pochissimi chilometri dalla sabbia rovente della più famosa spiaggia  della città.

Si potrebbe pensare che sia opera della sola natura e che per qualche strana ragione, tanta bellezza sia stata preservata dal cemento e sia così arrivata fino a noi, intatta e perfetta. Nulla di più falso: l’intera foresta è opera dell’uomo, costruita palmo a palmo da un architetto della botanica che risponde al nome di Manuel Archer.

Nel 1861, quando “noi ci univamo”, al posto della foresta c’era un’immensa piantagione di caffè di proprietà di inglesi e francesi. Tutta la vegetazione preesistente era stata abbattuta per far posto alle coltivazioni. Fu l’Imperatore Dom Pedro II a espropriare i terreni ed affidare la riforestazione all’ingegner Archer. Metro dopo metro, con l’aiuto di sei schiavi, piantò centinaia di alberi di jacaranda, bambù, pau-ferro, murici e aranci selvatici. Questo permise di evitare la siccità che nelle decadi precedenti era stata la piaga della città e di garantire una fornitura costante di acqua che ancora oggi rende autosufficienti almeno un paio di quartieri della città.

Il parco si arricchì di piante provenienti dai quattro angoli dell’impero portoghese, di statue francesi, di archi e grotte, passaggi e passeggiate. Dom Pedro si fece inoltre costruire un personale belvedere (la Mesa do Imperador) da cui controllare le navi in transito.

Ma con l’avvento della repubblica la foresta fu abbandonata perchè prodotto della monarchia e lasciata a se stessa fino al 1946 quando fu creato il Parco Nazione di Tijuca.

Di Archer e di tutto il suo immenso lavoro la sua vecchia casa usata durante il lavoro di riforestazione. Oggi è un ristorante, meta di famiglie e coppiette che la domenica mangiano qui un’ ottima feijoada.