Timbuctu’. Il solo nome evoca un posto remoto, inaccessibile, oltre il mondo conosciuto. Ora qui arriva Internet, gsm e persino il Martini rosso ben allineato sulla mensola del nostro modestissimo camping. Peccato non arrivi anche una strada. Sono duecento km di una pista scassatissima, intervallata da buchi profondi come pozzi. Otto ore di salti e vibrazioni costanti in mezzo ad un mare di sabbia. Inizio ad intuire l’alone di inaccessibilità di questo posto…
Per secoli Tombouctou, e’ stata la sponda sud del deserto, attraversato solo dalle carovane berbere che collegavano il nord del continete con l’Africa subsahariana. Gli europei conoscevano la citta’ solo attraverso i raccconti che seguivano il commercio, non sapevano dove si trovasse esattamente, se davvero esistesse, nessuno occidentale ci era mai arrivato….pian piano crebbe il mito di una città lontana in una misura non calcolabile, come fosse su un’altro pianeta, ricchissima oltre ogni quantità, porto di un’altro mondo, misterioso ed esotico.
Di quell’epoca d’oro rimane solo più il nome: l’esercito marocchino distrusse la città nel 1500 ed la rotta della carovane berbere fu soppiantata delle navi che circunnavigavano l’Africa. Resta solo più un titolo ed un’aura intorno, una luce nel deserto che attrae viaggiatori d’ogni epoca che dall’inizio del 1800 hanno provato a raggiungela come noi.
La trovo avvolta da una nebbia di sabbia fina, nel mezzo di un mercato polveroso, dove l’acqua fresca impone una lunga ricerca. Berberi in costume vendono il loro artigianato, mi raccontano dei loro villaggi ancora più a nor, dei giorni di cammello necessari per raggiungere le antiche miniere di sale di un’epoca ancora più remota di quando il Sahara era mare.
Forse non ne valeva la pena per me che non amo mettere bandierine sulle cartine e che diffido di chi si fa chiamare viaggiatore. Son quei posti in cui bisogna mettere il filtro della storia sui propri occhiali, immaginare un mondo lontano oltre la realtà.
Sebbene il viaggio sia stato faticoso mi sfugge cosa vuol dire dire timbouctu, quale avventura pericolosa era il viaggio fino qua. Puntuale, ironico, potente, Il flusso delle cose che in Africa e’ un torrente in piena, riempie di contenuto questo nome nudo: rimaniamo persi nel deserto, senza gps, nella tempesta di sabbia, di notte con pochissima acqua….