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Seduto in terrazza nel centro di Gondar godo dell’ultimo sole di una giornata di viaggio.

70 anni fa la stessa scena: italiani in terrazza a prendere caffè. Erano anche loro italiani, ma soldati occupanti.

Dalla terrazza ammiravano lo stesso panorama sottostante fatto di palazzi in stile littorio. Ancora oggi distinguo il Palazzo delle Poste e l’Hotel Etopia (gli e’ caduta una lettera) nel loro inconfondibile stile fascista. In lontananza i palazzi di Fasiladas, Imperatore del 1630 che qui volle la sua nuova capitale. Un complesso di castelli di cui i viaggiatori dell’epoca raccontano di feste e banchetti suntuosissimi, sede di una grandissima corte, le cui leggende hanno portato Gondar ad essere soprannominata la Camelot d’Africa. In quegli stessi palazzi gli italiani di stanza qui, fissarono il loro quartier generale all’interno del ghebi’ imperiale.

70 anni dopo visitando questi luoghi non posso non ripensare a ciò che i miei compatrioti hanno fatto qui. Il centro della città e’ tutto “nostro”. In altre situazioni potrei provare orgoglio…un misto di vergogna e timore mi coglie ripensando alle barbarie commesse qui dai soldati italiani.

Qualcuno potrebbe ribattere con la favola che il governo fascista in Etiopia ha costruito strade ed infrastrutture, palazzi e servizi. Ma e’ solo un’improbabile lettura destroide della storia. Ne parla dettagliatamente Matteo Dominioni ne “Lo sfascio di un’impero, gli italiani in Etiopia 1936-1941”. E’ solo grazie all’Imperatore Selassie’ ed alla sua politica di riappacificazione che i segni della presenza italiana in Etiopia sono ancora così forti. Tutti i palazzi italiani  non possono ricompensare uno solo dei misfatti commessi qua nei 5 anni di occupazione.

E nonostante questo, io italiano, son qui, a viaggiare per l’Abissinia, per promuovere le sue atmosfere meravigliose agli stessi italiani a cui con tanti anni fa, questa stessa terra era stata promessa. Ed anzichè respingermi alla frontiera a calci nel culo (come facciamo noi con gli immigrati), ora vengo accolto  con tutti gli onori e rispettato.

Ci hanno perdonato gli uomini ma la storia no.

Pietro Lamprati

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