L’idea di un viaggio overland per i mondiali sudafricani non e’ solo nostra. Il tempo stringe e penso troveremo tutti gli altri viaggiatori a Matadi sul confine Congo-Angola. Intanto Iniziamo a raccogliere il primo compagni d’avventura: Jhon, motociclista di Birmingham. Condividiamo con lui il lungo tratto di pista che porta da Franceville (Gabon) fino al confine con il Congo Brazaville. La strada offre un panorama spettacolare, una successione infinita di verdi vallate. Siamo fortunati e non piove da tempo per cui la pista e’ praticabile. Non abbiamo grossi problemi a parte il caldo umido e le forature della moto di Jhon. Incrociamo le riprese di un film di produzione Franco gabonese che gira in un canyon a pochi kilometri dal confine. Racconto al truccoeparrucco per la millesima volta cosa ci facciamo qui, dove stiamo andando, perché.
Già perché?…una lunga storia ma inserisco il pilota automatico e racconto a tutti la copertina del deplian di viaggio.
Alla fine gli incontri che rimangono sono quelli con cui si condivide un pezzo di strada, un po’ come nella vita. Avere per poco un obiettivo comune, rende subito solidali, come se in una gara l’obiettivo non fosse arrivare primi ma arrivare tutti.
E così evito di raccontare a Jhon cosa e’ successo giusto un giorno prima, ripariamo tre volte le sue ruote sotto un sole umido incandescente. Alla quarta deve abbandonare il mezzo: lo ricovera dal capo di un piccolo villaggio quando già abbiamo passato la frontiera congolese.
Ormai la tabella giornaliera oltre a quella di tutto il viaggio, e’ andata a p…ne. Arriviamo che oramai e’ buio, cerco un tale Michel che non conosco ma qualcuno mi ha detto che potrebbe darci da dormire. In realtà scopro che non e’ un hotel quello in cui siamo finiti ma la base di una società tedesca che controlla e dirige i lavori dei cinesi. Fanno una lunga strada e Michel e’ il capo. Oramai distrutti potremmo dormire ovunque ed invece alla fine ci ritroviamo ospiti a casa sua: aria condizionata in mezzo alla foresta. Do lezioni a Roger, il suo cuoco, e preparo il piatto nazionale. Non ricordo nemmeno più dove ho dormito la scorsa notte, quanti casini abbiamo passato oggi. So solo che ci ritroviamo a mangiare pasta e a bere vino conversando d’Africa con un ingegnere francese di marrakesh in un luogo sperduto del Congo di cui ignoro il nome.
Tutti i giorni sono così: senza passato, nemmeno quello prossimo, c’è solo presente ed un po’ di futuro segnato sulla cartina.
Rimaniamo a discutere del mondo francofono africano, del nuovo re marocchino e soprattutto dei cinesi in Africa. Trovo mille conferme a quello che già sapevo ma Michel smentisce i sondaggi che ho letto su Jeunes Afrique di qualche settimana fa. I congolesi non amano i cinesi ed anzi li reputano dei nuovi schiavisti. Ma questo e’ un altro discorso.
Il vino fa il suo effetto, non ricordo la giornata ma la sento. Svengo.
Mi rimane l’impressione che alla fine conti solo lo spirito: non ci sono mappe, non ci sono gps, non servono grandi cose. Arrivare aperti e generosi con il prossimo in viaggio apre porte sconosciute, non consequenziali, inaspettate.
Non amo fare il mistico ma parlare di casualità in un viaggio simile e’ come andare al cinema con gli occhiali da sole al posto dei 3D. Il film lo hai visto, puoi dire anche la tua ma, fratello, non hai proprio capito…..