Entriamo nel Sahara Occidentale, un territorio occupato dal 1975. Gli spagnoli lasciarono questa colonia desertica alla morte di Franco, ed da Rabat, il re Hassan II, spinse 350 mila marocchini a marciare verso sud, rivendicando il territorio e promettendo case e lavoro per tutti. Questa massa di disperati occupo’ pacificamente case e proprieta’, incrementando gli scontri, gia iniziati nel periodo spagnolo, tra le truppe marocchine e il Polisario. Durante tutti gli anni ottanta, questo movimento di liberazione, ingaggio’ una guerra furiosa contro gli occupanti, con l’aiuto di Libia e Algeria dove attualmente si trova il governo Saharawi in esilio. Nel 1991 si abbandono’ la lotta per una risoluzione diplomatica del conflitto sotto la supervisione dell’ONU.
Laayoune e’ la città più importante di questo territorio ricco di fosfati, gas e petrolio. Ci dobbiamo fermare tutto il giorno per un problema ai fuoristrada e proprio dal meccanico he conosciamo Ahmed. Ci racconta la sua vita come membro del movimento Polisario, lo stato delle trattative (zero) e la condizione di occupazione economica e militare. Vaghiamo per il centro dove centinaia di giovani soldati e bianche jeep dell’ ONU danno un senso di precarietà ed emergenza. Difficile pensare veloce soluzione. A questi miei dubbi Ahmed mi risponde risoluto che i Marocchini se ne devono andare e prima o poi saranno costretti a farlo.
Ma la rappresentazione eroica della marcia verde che campeggia ovunque in forma di statue, murales, foto e quadri, i fanno capire quanto sia forte la volontà del Marocco di continuare l’occupazuone nonostante le numerose risoluzioni ONU. Ne discutiamo in macchina uscendo dalla città. Massimii sistemi. Ma ogni posto di blocco ci fa scendere di un gradino, ogni documento controllato ci rende sempre più disillusi, senza più risposte alle nostre domande. Al quinto stop, compilo l’ennesima fiche, riscrivo chi sono, da dove vengo e cosa faccio. Ormai in silenzio, ricopio il numero che vale, da solo, la libertà: F665639, il mio passaporto.