misticdi Pietro lamprati

settembre 2009

Arrivo da Axum con un volo interno di circa 40 minuti, con in testa il mito di Lalibela, questa antica città, le cui incredibili chiese rupestri sono state descritte come autentiche meraviglie, scavate a mano nella roccia. Un lavoro incredibile, quasi miracoloso compiuto da un esercito di persone in più di trent’anni intorno all’anno 1000. Vista la stupefacente raffinatezza qualcuno afferma che il capolavoro abbia qualcosa di divino.

Arrivo di domenica mattina, la messa all’aperto è ancora in corso. Come al solito è impossibile passare inosservati e vengo indirizzato verso un nuovo complesso in cui troneggiano le targhe UNESCO: Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Dopo una veloce perquisizione (ne avrò passate almeno una decina in questo viaggio),  scendiamo nel sito.

Ma anzichè essere colpito da questo incredibile luogo di culto, rimango senza parole per una modernissima copertura. In mezzo all’edificio scavato nel tufo rosso fino ad una profondità di 20 metri, svettano quattro orribili pilastri che poggiano su enormi basi di cemento. Reggono una struttura tubolare, una specie di tetto a copertura della chiesa stessa. Dai margini di questa tettoia “spaziale” partono otto grondaie in PVC, come gambe di una nave marziana!!

Senza voler fare i romantici, contrari ad ogni apporto modernistico, si potrebbe oggettivamente definire l’intervento UNESCO una VACCATA TERRIFICANTE!!!!! Ad onor del vero si deve precisare che esisteva una precedente copertura in legno e lamiera che non credo fosse uno spettacolo. Ma dovendo intervenire, penso che anche un geometra neodiplomato avrebbe potuto fare qualcosa di meglio….

Incredulo, cerco di cancellare mentalmente la bruttura ed apprezzare questo suggestivo luogo di culto. Ma è difficile e facendo le foto mi dico che, tornato a casa,  potrei cancellare  con Photoshop almeno le grondaie! E così che mi cade l’occhio su una di esse e leggo: “Plastimec PCV Edilizia…”. Mi informo meglio su questa nota italica del progetto e scopro che il tutto è stato realizzato da ITALIANI!!!! Nooooooooooo……

Ed invece si, tutto italiano, architetti, imprese materiali. Sembra che un’azienda di Verona abbia realizzato questo miracolo di sostenibilità in un anno circa. Complimenti! Mi riprometto di approfondire l’argomento con l’ambasciata italiana attraverso il mio corrispondente.

Come le mille domande che mi girano in testa, proseguo in un dedalo di infiniti passaggi e tunnel che collegano le varie chiese. Tutto è ancora originale: pesanti porte che chiudono piccoli spazi, alte colonne affrescate, ampi drappeggi a proteggere ciò che di più sacro è custodito: il Tabot, la copia dell’Arca dell’Alleanza.

Un prete paziente custodisce ogni chiesa, sorride e saluta all’arrivo del visitatore. Qui, aimè, si rappresenta una piccola scenetta. All’arrivo del turista armato fino ai denti di macchina foto/cannone telescopico, il prete esce di scena per ricomparire subito in abiti sacri, crocifissone d’oro e bastone d’ordinanza. A protezione della tempesta di flash che a breve gli pioverà addosso dal gruppo, inforca con gesto plastico, un bel paio di occhiali da sole avvolgenti, “tipo Elvis”.

“Ok ragazzi sparate pure!!” sembra voler dire….La scena è comica ma nessuno sembra stupirsi più di tanto. Evito di partecipare al bombardamento, esco, alzo gli occhi ed invoco qualcuno lassù che dia una mano a questi poveri preti. Scopro felice che sopra a questa uscita non arriva l’italica copertura. Miracolo!! Qualcuno lassù ancora mi ascolta!

Continuo più sollevato, entro nel buio della chiesa principale, gli occhi fanno fatica ad abituarsi alla poca luce dell’interno. Dalla penombra emerge un gruppo di persone ed un sacerdote in mezzo a loro che compie uno strano rito. Usa una grande croce d’oro massiccio (scoprirò essere il simbolo della città), spalmandola sui corpi doloranti dei fedeli come una saponetta. Mi nota, mi guarda meglio e scopre sul mio braccio le cicatrici di un recente incontro con le meduse. Senza esitazioni ci da una bella passata accompagnando il gesto con una incomprensibile formula.

Ha uno sguardo serio, concentrato, gli occhi intensi, buoni. “God bless you”, allarga un enorme sorriso che contagia tutto il suo viso ed anche il mio. Mi ritrovo a guardare la mia ferita ed a stupirmi di trovarla ancora come prima. Per un attimo sono davvero convinto dei benefici del misterioso rito. Pensandoci, perchè non crederci, perchè non lasciare spazio alla possibilità, alla magia? L’oggettività ed il realismo sembrano avere meno valore in questi antichi luoghi.

Incrocio lo sguardo di un anziano signore che sembra rispondere alle mie domande con un bel sorriso rassicurante. Continua a leggere ed a pregare come molto altri, come se recitassero una specie di rosario. L’atmosfera è fatta da una quiete immobile e pacifica. Vorrei avere il tempo per fermarmi, riempire i polmoni di quest’aria di antica e profonda spiritualità, ascoltare gli echi delle moltitudini di persone che fin qui son venute.

Arrivo all’ultima di queste meraviglie, passeggio intorno al vuoto da cui emerge, in basso, la chiesa di San Giorgio. Scendo fino in fondo a guardare la porzione di cielo tra le pareti dell’edificio e quelle uguali da cui è estratto.  Mi siedo e penso che anche il viaggiatore più consumato non può comprendere il significato ultimo di un luogo come questo. Ci è concesso intuire ciò che qui è rappresentato, assaporarne il gusto ed osservarne, prudenti i misteriosi riti.

Qui a Lalibela è come se l’uomo avessero scavato il tufo rosso, come le sue carni, per sottrarre il materiale inutile e far emergere la sua essenza, il suo credo, forse la sua parte migliore, rappresentata dalla spiritualità di queste antiche chiese.

*lalibela
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