L’idea mi era venuta a Panama, ma a Rio ha ricevuto la sua consacrazione definitiva. Dunque, se viaggiate dall’europa alle “americhe” con un volo diurno che atterra nel tardo pomeriggio o in serata (ora locale), arriverete in hotel distrutti, prenderete sonno velocemente e la mattina seguente, a causa del fuso, vi capiterà inesorabilmente di svegliarvi all’alba, o comunque presto, molto presto. Quindi che fare?

Infilatevi un paio di scarpe da ginnastica, scendete sul lungomare di Copacabana (o di qualunque spiaggia della “ciudade maravillhosa”) e partecipate al rito carioca della “corsetta prima dell’ufficio”. Detta così non è proprio un’ideona innovativa ma vi racconto come l’ho vissuta io.

Dopo mille ore di volo in cui ho guardato 4 film, finito un libro, scritto due post, mi ritrovo con una bella confusione spazio-temporale. Arrivo nel mio hotel e rinunciando a capire che ore sono (a cosa servirà mai…?), svengo immediatamente nel letto. I sogni in genere risentono delle 12 ore di limbo avionico, rimpinzato di cibo in scatola come i polli in batteria e nutrito mentalmente degli ultimi successi americani tradotti in qualche lingua improbabile. Capita quindi di sognare Di Caprio che parla in catalano, annunciando che presto ci sarà una turbolenza, consiglia di ritornare al proprio posto, allacciare la cintura e pregare.

Mi sveglio quindi abbastanza confuso circa il “dove/come/quando”. Il cielo livido mi fa capire che è presto, troppo presto, neppure il buffet della colazione sarà aperto, penso. Esco su Avenida Atlantica. Le ultime 24 ore sono un po’ confuse quindi lo spettacolo di questi bellissimi 4 kilometri di lungomare sembrano far parte ancora di un mondo irreale. Una fila interminabile di edifici si affaccia sull’oceano blu, molto blu, in alto, tutto intorno, le montagne sono fatte di un verde, verdissimo, poi una leggera brezza, il profumo del mare, le palme. Per aumentare lo “stranimento” ed il romanticismo del momento, infilo le cuffie e metto su una musica a caso. Si parte!

Provateci anche voi. Affrontate un nuovo posto, la mattina presto quando ancora non sapete nulla, quando non avete nemmeno fatto colazione, non avete detto una parola a nessuno, affrontatela correndo senza sapere che cosa c’è dietro l’angolo, senza sapere bene dove finirete.  Affrontatela con una vostra musica evocativa e vi assicuro che il risultato sarà un colpo al cuore, commovente ed emozionante.

Qualche piccolo consiglio tecnico, sulla base della mia umile esperienza:

  1. Il vero carioca corre a torso nudo. Dopo 10 minuti anche io ho capito perchè: fa caldo, molto caldo e si suda da paura.

  2. Presi dal vostro “video personale”, dalle immagini della città che scorre sulla musica, potreste pensare di fare agevolmente tutta copacabana e magari anche ipanema. Avanti ed indietro le due spiagge fanno poco meno di 20 km. Non esagerate nell’andare oltre i vostri limiti, perchè poi c’è il ritorno!

  3. Il cambio di temperatura tra le terre italiche e Rio potrebbe essere notevole, se non siete dei maratoneti potreste rischiare, come me, mezzi disidratati a metà strada.

4 Visto il punto 3, portatevi magari qualche spicciolo per non morire di sete sulle famose “onde” bianche e nere di pietra portoghese con cui hanno decorato il marciapiede di Copacabana.

5 Sia il panorama che i culi in movimento potrebbero distrarre la vostra attenzione dagli elevatissimi pensieri cosmologici che da sempre la corsa ispira. Fate attenzione alla bici, hanno la loro corsia e potrebbero ribadire il diritto di passaggio a vostro rischio.