Ci sono registi che, a un certo punto della loro carriera, hanno il coraggio di abbandonare temporaneamente la fiction a favore del documentario. Lo hanno fatto maestri come Louis Malle e Wim Wenders, lo fa Oliver Stone con questo ritratto di un altro Presidente (dopo l’assassinio di JFK e la psicopatologia di Nixon). Questa volta pero’ non si tratta di mettere in scena un personaggio ma di consentire a chi personaggio lo e’ gia’ di rivelare un po’ della sua umanita’. Stone, da anarchico di destra quale e’ nel senso piu’ alto del termine, sfida ancora una volta i benpensanti americani e propone loro il ritratto di uno di quei ‘principi del male’ che ai loro media piace tanto creare. Lo fa con trenta ore di riprese di cui monta 90 minuti. Ne emerge l’uomo Castro con tutta la sua passione e con tutta la sua astuzia. Il rapporto tra i due e’ aperto e alla pari. Dinanzi a uno Stone che conferma di avere ricevuto un’onorificenza per il suo comportamento in Vietnam Castro non ha nulla da eccepire così come il regista non forza la mano sulla polemica per non far chiudere in difesa il suo protagonista. Montato come solo Stone riesce a farsi montare le proprie opere e girato con quattro telecamere questo è uno di quei documentari che, indipendentemente da come la si pensi politicamente, non fanno rimpiangere la fiction. Presentato alla Berlinale 2003 con messaggio del Comandante che si scusava per non aver potuto intervenire per motivi di opportunità politica.

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