Bella domanda. E’ come chiedere all’impiegata della biblioteca nazionale che cosa ci consiglia di leggere per le vacanze. Tutto. Niente. Dipende

Se non siete dei puttanieri vecchio stile e di solito saltate la rubrica di Lonely Planet sulle discoteche, una buona soluzione per la vostra serata a Rio potrebbero essere i quartieri di Lapa e Santa Teresa.

Rua do Carioca, do Lavadrino, do Teatro, l’Arco da Telles e Praca Tiradentes vivono, da una decina d’anni, una vistosa rinascita culturale. Dopo anni di abbandono, sono sorti antiquari, ristoranti, accademie d’arte e sudi di design, case editrici e locali con musica dal vivo. Che cosa c’era prima?

Beh, magari prima guardatevi il film Madam Sata (trovate la recensione più avanti nel blog) che vi darà un’idea di che cosa è stato il quartiere tra gli anni 20 agli anni 40. Quello che oggi vedrete è solo una pallida copia di un tempo in cui Lapa veniva soprannominata la Pigalle del Sud America. C’era di tutto: dai cabaret di lusso ai cafè chantant, dai locali di travestiti alle bische nemmeno troppo clandestine. Scrittori e giornalisti, politici e avvocati, artisti vari e delinquenti, truffatori e prostitute animavano decine di bordelli e di locali notturni in cui orchestre sul mezzanino suonavano canzoni francesi e brani d’opera, fox-trot e arie zigane. Un simpatico quartiere insomma, un pò pericoloso forse ma solo per chi non sapeva stare al gioco.

La festa finì con dittatura del presidente Vargas, che intraprese una campagna moralizzatrice e populista. Nel 1940 chiuse bordelli e cabaret decretando la morte del quartiere. Bohemienne ed intellettuali si spostarono verso i locali più alla moda di Copacabana (il Copacabana Palace ed il suo casinò era aperto da una quindicina d’anni con grande successo). Da allora il quartiere ha vissuto 40 anni di decadenza e di abbandono, anche a causa dello spostamento della capitale da Rio a Brasilia che ha tolto al centro il suo potere e a Lapa i suoi clienti migliori.

Ora sia Lapa e che Santa Teresa stanno tornando a splendere: gli edifici sono stati in parte restaurati e trasformati in nuovi locali, antiquari e ristoranti in cui, come è successo a me, non è difficile incrociare un concerto improvvisato di musica choro. Il quartiere e la sua rinascita sono stati celebrati in un bel documentario su questa musica strumentale brasiliana (Brasilerinho, the sound of Rio, lo trovate in questo blog), uno stile d’improvvisazione precedente al samba, suonato da piccole orchestre di quattro o cinque elementi.

Camminando per le vie strette si respira un’atmosfera d’altri tempi, e bla bla bla…. perdetevi per le sue stradine bla, bla, bla, assaporate il fascino d’un tempo e bla bla bla…Il pezzo stile “rivista di viaggio” lo lascio ai giornalisti veri. Insomma è inutile che stia qui a menarvela con la storia dell’atmosfera fuori dal tempo, i romantici concerti, etc. Se siete a Rio e non cercate un locale in cui accodarvi al trenino di “MeuAmigoCharlieBrown”, andate a farvi un giro a Lapa e Santa Teresa, vi piaceranno.

Perdetevi nelle loro serata e state all’occhio: qualcosa è rimasto del tempo che fu…