Dalle stelle alle stalle, ne ho frequentate tante. Da quelle bellissime a quelle terrificanti. Ricordo in particolare le camere brutte, quelle bruttissime che d’albergo non avevano oramai nulla. Ma anche la più buia, sporca e puzzolente delle sistemazioni può conservare un certo grado di accoglienza, ve lo assicuro. Anche se la doccia del cesso comune è ripiena di un liquido talmente denso da non riuscire a vederene il fondo, potreste al limite arrivare a definire “casa”, la vostra maleodorante stanzetta. Come è possibile?

Ci si abitua a tutto, direte voi. Certo, ma non è solo questo.
In realtà la camera d’albergo è solo uno spazio mentale. Oltre ad essere ovviamente un ricovero, essa rappresenta il “riparo della mente”. Più il viaggio impone lunghi tragitti, qualche notte all’aperto e magari qualche dormita in bus, più la stanza diventa il riposo della cervello. Più alto è lo stress relativo al livello d’attenzione e di allarme a cui siete sottoposti, più il riparo necessitato sarà psicologico oltre che fisico.

Succede quindi che la porta chiusa dietro di voi, racchiuda un piccolo mondo che diventa, per un breve tempo, la vostra casa; un posto in cui rilassarsi, allentare il livello di guardia, controllare che faccia avete, ricordarvi da dove venite, chi siete, dove state andando.
Tutto questo, se ci pensate, non è proporzionale alla qualità della struttura ricettiva. La stanza d’albergo può anche fare schifo ma dopo un “certa quantità” di vagabondaggio vi parrà pur sempre meglio della strada, della stazione e degli uffici doganali attraverso i quali vi siete sbattuti per giorni. Essa ha solo un valore psicologico che è dato dal senso di protezione, dalla distanza che separa il mondo esterno dal vostro cervello.
Quindi in ultima analisi, voi non lo sapevate, ma gli alberghi non son fatti per dormire.

Sono in volo da dieci ore, sono in viaggio da 24, ne ho ancora per un giorno e mezzo, forse meno, non lo so più. Chiuso nel “limbo aeroportuale”, senza fusi, senza ore, mi sembra di star qui da una settimana. Permettetemi quindi questo piccolo delirio filosofico.
La prossima puntata sarà: ” I ristoranti in realtà non son fatti per mangiare”!

Stay tuned
Colonna sonora: “La terra vista dalla luna”- Tiromancino