negusdi Pietro lamprati

Il volo dell’Ethiopian da Fiumicino arriva all’alba. Ho letto tutta la notte la biografia dell’ultimo imperatore Selassie’ di Del Boca, ed oggi malgrado la stanchezza mi ritrovo per questa capitale africana a cercare i segni del suo regno, della sua vita,  a cercare di capire chi sia stato: un dittatore feroce o un incompreso innovatore.

Mi ritrovo sotto una leggerissima pioggerellina, ultimo segno della stagione che volge al termine a vagare per Addis Abeba un po’ infreddolito, stordito dal sonno e pieno delle storie del passaggio degli italiani e della loro assurda occupazione. Ritrovo gli edifici fascisti ed un po’ della cultura che e’ rimasta. Selassie’ riconquistando la sua capitale nel 1941 dopo 5 anni, si raccomandò di non scacciare gli italiani che quindi poterono svolgere tranquillamente i loro lavori (per altro importanti per il funzionamento dello stato).

Ancora sonnolente accetto la mia chiave del 3 piano di un albergo dalla hall pacchianissima quindi molto fica da questa parti. Entro nel mio ascensore: e’ italiano!! …come tante cose qui ad Addis, come la chiamano i consumati business man che da Roma fanno avanti ed indietro…..i discendenti di quella prima comunità italiana che lo stesso imperatore, vittima delle improbabili mire colonialiste italiane, si preoccupò di proteggere ed in alcuni casi salvare, nascondendo alcuni di essi nel suo stesso palazzo.

Ora in quegli stessi palazzi hanno la residenza il presidente ed il primo ministro e quindi non sono visitabili e nemmeno fotografabili. Rimane la prima residenza,  trasformata in Università dallo stesso Selassie’, a farci immaginare i fasti di un regno feudale in pieno XX secolo. Penso agli amici rastafariani che hanno visto in lui il dio eletto che avrebbe liberato tutti i neri oppressi del mondo ed un po’ sorrido. Davvero avevano bisogno di credere in qualcosa per sottrarsi alla mancanza di speranza per un futuro migliore ed un Re nero, discendente diretto di Re Salomone (si dice), regnante sull’unico paese libero dell’africa occupata poteva davvero rappresentare un salvatore.

Di certo ha salvato il suo popolo da un futuro sottomesso ad un invasore straniero, ma di certo non si può dire abbia regalato alla sua gente un futuro migliore dagli anni 60 in poi. E di questo mancato sviluppo che più del favoloso impero oggi si vedono i risultati.

Addis Abeba e’ un casino. Come tante altre capitali africane per carità e forse a ben vedere neanche così incasinata. Sicuramente rimane povera, piena di gente povera che chiede l’elemosina e che dorme per la strada. Non  esiste un censimento ma le stime parlano di 5 milioni di abitanti. La città si snoda su un terreno sali scendi a tratti anche ricca di verde dalle cui arterie principali si intuiscono strade minori spesso non asfaltate da cui si dirama un dedalo di vicoli in cui migliaia di case/baracca sono cresciute a caso come del resto l’intera metropoli.

Metropoli di levatura internazionale: qui ha sede l’ONU e L’Unione Africana, fortemente voluta dall’imperatore di cui a ragione può essere considerato un padre fondatore. Per questo viene considerata la capitale d’Africa. Ma gli edifici governativi sede di queste prestigiose agenzie internazionali non fanno che aumentare il divario tra i quartieri ricchi e quelli poveri. Sebbene siano a ragione una risorsa per il paese per tutto l’indotto che da essi deriva, come sempre creano un ghetto di funzionari che spesso conducono esistenze quotidiane completamente estranee alla città vera, di gente comune. Lo capisco nettamente all’entrata dell’Hilton dove, non sapevo, mi portano a pranzare: una guardia armata sorveglia l’ingresso del mondo dorato.

Le contraddizioni di un paese che son sicuro aumenteranno nel corso del mio viaggio.

Stay tuned

Pietro