E finalmente torna l’oceano. Lasciato a Dakar, si stende fresco davanti a me. Spiaggiamo dalla foresta del nord del Gabon senza più forze, sporchi e puzzolenti.
E’ sabato. Libreville e’ al mare a giocare, ballare, far festa. Come giunti da un lungo esilio, non più abituati alla civiltà, abili solo a far chilometri e parlare di piste remote, solchiamo una festa di spiaggia. Le donne ballano e sorridono al passaggio dei “profughi”. Il nostro viaggio e’ di uomini in mezzo ad altri uomini, poliziotti e benzinai, militari e doganieri, meccanici e gommisti. Ma nel mondo meno male ci sono anche le “femmine” oltre agli uomini in divisa. Noi nelle orecchie abbiamo solo motore, nel naso solo benzina, negli occhi solo piste.
Capisco ora quanto siamo andati dentro, in fondo, lontano.
Prendo un’altra birra mentre un’indemoniata ballerina sorride suonando tutte le note del pentagramma in mille movimenti sinuosi.
Sorrido. Distrutto dai kilometri e dalla tragedia di viaggio vissuta in questi giorni, posso solo sorridere incantato…. il tramonto dorato, il vento fresco tra le palme della spiaggia, sembra un delitto lasciare questo posto. Ma domani inizia la traversata fino in Gongo. Foreste fitte e piste sabbiose, villaggi di fango e stellate notturne. Avanti i carri.

Ps: una versione “Post da bar” verra presto pubblicata: i contenuti del finale potrebbero differire dall’originale senza per questo togliere veridicità all’episodio in oggetto.