Cuba, Cuba, Cuba.

Tra agenti di viaggio non si parla d’altro.  Nell’ultimo anno e mezzo, in conseguenza della distensione delle relazioni diplomatiche con gli USA, le richieste Cuba hanno registrato una impennata clamorosa. La paura di una prossima invasione nordamenricana dell’isola, ha spinto centinaia di migliaia di turisti a visitare la “perla dei Caraibi” prima che tutto venga stravolto in una orgia di Mac Donald, nani e ballerine.

Non solo: a spingere la domanda sul mercato europeo contribuisce la crisi del “medio raggio”, tradizionalmente composto da medioriente e nordafrica, regioni attualmente instabili. Cuba, solare e pacifica, rappresenta quindi una meta ideale in un momento di generale insicurezza.

Conseguenza di tutto ciò sono un clamoroso incremento dei prezzi dei servizi ed una drastica diminuzione della disponibilità alberghiera. A Cuba, iniziano a scarseggiare le guide, accompagnatori, auto e bus.

Come risponde il sistema ricettivo? Ho da poco ho ripercorso tutta l’isola dall’Avana a Santiago in una viaggio esplorativo: per una settimana ho visitato e fotografato decine di hotel, case, camere da letto e bagni. L’isola è in pieno fermento, ovunque si ristrutturano case, appartamenti, alberghi ed ostelli. La nuova amministrazione Trump ha raffreddato gli entusiasmi (il blocco economico è ancora attivo quindi gli americani ancora non possono arrivare) ed ha causato un rallentamento dei charter canadesi (che in prospettiva, vista l’inimicizia USA-CANADA iniziano a spostare le operazioni in Messico ed a Santo Domiungo). Chiunque abbia una casa, una stanza, un garage, un lettino nel corridoio si affretta a sistemarlo alla buona. La fantasia cubana e la mancanza di esperienza nel ricettivo, hanno prodotto situazioni bizzarre in cui il gusto kitsch caraibico viene declinato in coloratissimi copriletto e sgargiantissime tende da doccia. Dormire in una casa particular è una esperienza unica: a volte un soggiorno divertente fatto di genuina accoglienza, a volte una piccola sofferenza, un pellegrinaggio espiatorio, un ex voto deposto sull’altare del turismo internazionale nel quale Cuba, con ingenuità disarmante, pretende di ritrovare il primato di un tempo.

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