E dopo mille ore di viaggio, anche questa volta, come sempre d’altronde, è arrivato il momento dell’arrivo. Dopo le code, i check-in, i voli, lo streptease ai raggi x, il cibo di plastica per polli in batteria, il vagabondaggio a caso tra le stecche di sigarette degli imbarchi, la dogana, l’immigrazione, i bagagli, il taxista, la reception, compila la schedina, lascia il passaporto, dammi la chiave, cerca la stanza lungo la moquette lenta del quarto piano…412…413…414….finalmente

la 415. E’ la mia. Sono arrivato.

L’arrivo in un nuovo posto è un pò come il primo appuntamento: non sai bene come sarà, come andrà e quanto ti piacerà, anche se in cuor tuo speri tantissimo.
Anche l’ansia è la stessa.
I chilometri dei miei viaggi passati dovrebbero scafare i miei sentimenti, ma questa volta sono ansioso. La Giordania è una terra importante, dalla storia immensa, solcata dai piedi di Mosè, sogno mediorientale di viaggiatori ed esploratori ottocenteschi, patria della civiltà Nabatea e della sua capitale Petra, scenario della imprese di Lowerece d’Arabia. Non è una ragazzina con cui limonare nell’ultima fila di un cinema pomeridiano, questa, signori miei, è  la Giordania donna nobile dal fascino antico e misterioso. Non siamo ad Ibiza, quindi adiamoci piano.

E’ sera. Butto i bagagli, mi faccio una doccia e mi piazzo sul balcone a guardare l’orizzonte. Sotto si stende Amman e le sue mille colline, il sole lentamente tramonta e lo fa tardi in questa stagione. Il cielo piano piano si tinge di rosso mentre il muezzin parte con il suo canto che di moschea in moschea rieccheggia di colle in colle.

E’ pace.

L’arrivo in hotel, a pensarci bene, è l’ultimo momento prima che si scenda nella mischia, prima dell’immersione nell’atmosfera locale, la prima nuotata nel nuovo flusso . E’ la quiete prima della tempesta, quando la tensione dell’ansia si mescola alla curiosità di un posto nuovo ed alla mai dichiarata paura dello stesso.
Stringo gli occhi verso l’infinito, accendo una sigaretta e aspetto.

Dopo averla tanto sognata, attendo sotto casa quella bella donna che ho invitato ad uscire per la prima volta. Aspetto la Giordania guardandola dall’alto, mi godo la sospensione del tempo mentre da azzurro il cielo diventa blu scuro. Mille stelle vicinissime punteggiano la volta quando da chissà dove spunta quella mezzaluna all’insù, immagine di esotismo arabo, testimone di antiche storie da “Mille ed una notte”. Naufrago nei miei ricordi mediorientali trascinato dagli odori di una terra sassosa come un’isola Greca, oltre ciò che è Mediterraneo, prima che sia Persia e poco più in la dell’aspro paesaggio collinare della Palestina.

L’aria stessa sembra trasudare storia, quella lontana, persa nel tempo. La si respira insieme al fresco della brezza serale come un caldo, denso e morbido profumo di femmina che si spande di colpo nella mia macchina: “Andiamo?” mi dice.
Le sorrido. Guardo la Giordania senza più parole. E’ ora di andare.

Prima di partire mando un messaggio agli amici della chat di gruppo che come tutte le chat composte da soli maschi è talvolta ricca di conversazioni dai tratti ironicamente triviali: “Carissimi, sono arrivato, tutto bene. La Giordania pare una bella gnocca! Vediamo se me la da al primo appuntamento! ;-)”

Ma è solo ironia, s’intende…

One thought on “La Giordania

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