Nella retorica propaganda dello Stato Islamico, meglio conosciuto come Isis, che intasa tg, canali web e social network, c’è una errore, un macroscopico errore.

Isis, lo stato del terroreHo da poco letto un bel libro sull’argomento: Isis, lo stato del terroredi Loretta Napoleoni, pubblicato da Feltrinelli nel 2014. In questo interessante saggio, la nota giornalista ci spiega che l’obiettivo ideale dei governanti di questo neo stato è quello di ricostituire l’antico Califfato Islamico che dal VII secolo si diffuse rapidamente in tutta la penisola arabica, il medio oriente ed il nord’Africa, fino ad abbracciare un vastissimo territorio che si estendeva dalla Spagna fino all’India. Mica paglia!

L’impero ebbe una parabola lunga secoli in cui si raggiunsero vette inimmaginabili in tutti i capi dello scibile umano: dalle scienze alla letteratura, dall’ingegneria all’urbanistica. Se paragonata con il califfato Abbasside di Bagdad o con quello di Al-Andalus in Spagna, la nostra piccola europa medioevale risultava povera e arretrata in misura imbarazzante.

Principi, poeti e visir, un esempio di convivenza pacifica tra musulmani, ebrei e cristianiPrincipi, poeti e visir, un esempio di convivenza pacifica tra musulmani, ebrei e cristiani di Maria Rosa Menocal, edito da “Il Saggiatore”, è un’altro titolo interessante sull’argomento ed anche uno dei saggi più belli che io abbia mai letto: narra la storia della “Spagna dei Mori”, dall’VIII secolo fino al 1492,  anno della cacciata dei musulmani (e degli ebrei) da parte di Ferdinando d’Aragona ed Isabella di Castiglia. Era società ricca e fiorente sviluppata intorno ad un presupposto semplice che oggi parrebbe utopico: l’emirato di Al-Andalus era per sua natura musulmano ma cristiani ed ebrei potevano liberamente vivere, professare la loro fede, sviluppare i propri commerci ed accedere alle cariche pubbliche. Questa tolleranza religiosa che si diffuse tra Cordoba, Granada e Siviglia non era altro che la prosecuzione culturale della stessa tolleranza che a Damasco, capitale dell’impero islamico durante il califfato Omayyade, vedeva musulmani, ebrei e cristiani convivere pacificamente da decenni.

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Ma da dove derivava tutto questo rispetto del primo Islam nei confronti delle altre fedi religiose? Leggo che secondo il Corano, sia Mosè che Gesù, così come anche Maometto avevano codificato leggi scritte che erano poi divenute fondamento delle loro rispettive comunità. L’espressione “Popoli del Libro” era comunemente usata dai primi musulmani per identificare ebrei e cristiani, abitanti dei territori sotto la sovranità islamica ed a cui veniva riconosciuta libertà religiosa (a patto che rispettassero alcune regole e che pagassero un tributo).

L’interpretazione ampliata di questa tolleranza religiosa e di questa vicinanza ideale racchiusa nell’espressione “Popoli del libro”, si diffuse nei decenni e nei secoli successivi in tutti l’impero fino ai califfati periferici come quello di Al Andalus (attuale Andalusia). Dopo un paio di secoli di “one love” interreligioso, negli emirati della Spagna dei Mori era assolutamente normale trovare ebrei e cristiani a capo di importanti amministrazioni musulmane.

Derivava quindi da Maometto questa tolleranza religiosa? Si e da tutti veniva naturalmente accettata come un dato di fatto.

La casa della saggezzaUn altro libro che mi ha illuminato circa la grandezza dell’impero islamico è La Casa della Saggezza, da poco uscito per Bollati e Boringhieri. L’autore, Jim Al-Khalili, è un Irakeno di Baghdad che, con notevole precisione storica, ripercorre l’epopea della più grande operazione culturale della storia dell’umanità. La vicenda si svolge nel IX secolo a Baghdad , capitale dell’impero e considerata all’epoca la più bella città del mondo.

Durate il Califfato Abbaside, tale era il prestigio derivante dal mecenatismo e talmente diffusa era l’idea che l’arte e la scienza fossero campi da finanziare e materie su cui investire che il califfo in persona, Abu Ja’far Adhdullah al-Ma’mun (un nome più semplice no?), creò un imponente centro di studi basato su un grandioso progetto di traduzione chiamato “La Casa della Saggezza”. Per anni i più grandi intellettuali dell’epoca, musulmani e non, viaggiarono per il mondo raccogliendo migliaia di libri, pergamene e papiri. Poi, senza sosta per almeno due secoli, provvidero a tradurre, studiare e commentare questa enorme massa di scritti che andava dai filosofi greci ai matematici indiani. Furono infatti gli arabi a portare il sistema decimale dall’India e a conservare le traduzioni di Aristotele che in europa erano oramai andate perse. Il progetto fu per dimensioni e per ambizioni il più grande tentativo di codifica della cultura mondiale di tutti i tempi.

Le fondamenta filosofiche della “Casa della Saggezza” poggiavano sui pilastri della tolleranza religiosa, sul dubbio circa le verità ultime e sulla profonda convinzione che il confronto con le differenti culture avesse un valore positivo nel progresso dell’intera umanità.

Quindi, per tirare le somme, l’Islam ed il suo Impero, quello della grande epopea che va dall’Egira di Maometto fino alla Baghdad di cui sopra, era una società in cui la tolleranza religiosa era la norma della convivenza civile ed in alcuni casi la banale constatazione di uno stato di fatto in cui per secoli musulmani cristiani ed ebrei intrecciarono le loro storie creando qualcosa di molto di più di una algebrica somma di culture. 

Quindi se davvero lo scopo dell’Isis è quello di ricostruire i confini del grande Califfato allora forse c’è qualcosa che non torna. Che cosa c’entrano la violenza ed il fanatismo del c.d. Stato Islamico con il nobile esempio di integrazione culturale e tolleranza religiosa che ci ha lasciato la storia dell’Impero Islamico?

I casi sono due: o i dirigenti dell’Isis hanno dimenticato le gloriose pagine del loro passato (cosa che dubito), oppure, come spesso succede, qualcuno si è inventato una propaganda retorica, priva di qualunque verità storica, per perseguire scopi molto lontani dalle questioni religiose, morali e spirituali.

2 thoughts on “La tolleranza religiosa dell’Impero Islamico

  1. Bellissimo studio. Il fatto è che alle Grandi Forze podo di buono che vogliono gestire il mondo conviene farci litigare, dividerci. Se siamo uniti saremo una forza difficile da gestire a loro piacimento. Cercheranno sempre di farci litigare, purtroppo con ottimi risultati. Ma qualcosa sta cambiando, per fortuna. Sono molto ottimista. Letture come queste, o meglio, sapere che ci sono persone che cercano risposte e ci regalano i loro studi mi fa essere ottimista. Grazie!

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