Conoscendo mio figlio, ho puntato su Rio come prima tappa, giusto per fargli capire subito la “potenza del paese”. L’ufficio TAP di Milano, con cui abitualmente lavoro per i miei gruppi, mi ha concesso un bel tariffone da 150 € + tax. Devo però fare uno stop-over a Lisbona, una notte di transito che ho comprato su Air B&B.

E’ così che finiamo a dormire a casa di un brasiliano (guarda caso) che vende vino on-line e che affitta un paio di stanze in pieno centro, fermata Chado della metro, a due passi dalle vie pedonali che terminano con l’Arco di Rua Augusta. Insomma un posto superstrategico per passare questo pomeriggio in cui sono felicemente costretto a rivedere Lisbona. (L’ultima volta è stato una decina di anni fa, un viaggio in macchina da Coimbra con un amico in Erasmus, ma questa è un’altra storia).

Nel piacevole peregrinare a caso tra musei e monumenti, tra i festeggiamenti di San Antonio ed il Castello di Sao Jorge, dopo l’abbordaggio degli spacciatori di Plaza do Comercio (“papà che cosa voleva quel signore?”), inizia  il mio consueto pippone sul viaggio, sui posti, sul mondo: oggi tocca alla storia del Brasile.  Quale miglior città se non Lisbona per spiegare a mio figlio come mai a Rio si parla portoghese? Quindi con disinvoltura parto dal quindicesimo secolo: le prime esplorazioni del sudamerica, i nativi, le prime colonie, gli interessi economici, il caffè, l’oro, la schiavitù, l’origine del nome “brasile”, la famiglia imperiale portoghese in fuga da Napoleone, per poi continuare con…

“Papà, ho fame…”

“Ah, si, giusto, finiamo dopo. Che cosa vuoi mangiare?”

“Mah, non so, un piatto di pasta?”

Silenzio.

“La p_a_s_t_a?”

“Si, la pasta perchè? Che c’è papà?”

“No la pasta no!”

Lascio stare i miei fumosi ricordi di viaggio, la storia di Napoleone, la famiglia Imperiale, gli schiavi neri nelle piantagioni di caffè Brasiliane per passare al pippone “viaggiare per davvero vuol dire mangiare quello che si mangia in loco e non cercare la pizza e la pasta al dente dall’altra parte del mondo”.

“Si ma io ho fame”, insiste.

Insisto anche io: “Tutto ma non la pasta. Mi rifiuto di andare in giro per Lisbona a cercare la pasta. Abbi pazienza, ma ho una certa reputazione da difendere!”

Ma lui non molla: “Io stasera voglio la pasta, perchè no?”.

Mi scontro così con la principale difficoltà di un lungo viaggio fatto in compagnia di un ragazzino: farlo mangiare.

Fermo in Rua Augusta, nel via vai dei turisti della più famosa via pedonale di Lisbona penso a Napoleone: come cazzo a fatto a conquistare mezza europa? Io non riesco nemmeno a cambiare le abitudini culinarie di un ragazzino di dodici anni.

A pensarci alla sua età io ero peggio di lui. Per anni ho mangiato solo gelato fragolalimonecioccolato, pasta in bianco, milanese impanata e patate fritte. Poi, come tutti, son cresciuto. Il mio nano conosce bene questa storia e la usa a suo vantaggio con finissimo opportunismo e con un tempismo inquietante: “Tu mangiavi solo tre gusti di gelato ed io dovrei farmi piacere il pastel de nata portoghese?”

Mannaggia a me, non potevo starmi zitto!

Mi piacerebbe spiegagli che così facendo e così mangiando, alla sua età, mi ero perso un sacco di cose buone e di belle esperienze che certamente avrebbero potuto aprirmi la mente al mondo molto prima di quello che è stato. Ma è difficile ragionare con un bambino affamato in giro per una capitale straniera. E’ un pò come con le donne: quando hanno fame o “forse han voglia di far la pipì” non ci sono cazzi, entro breve devi trovare un cesso degno ed un piatto caldo. 

A tal proposito, per ovviare allo sclero da fame, abbiamo stabilito tra di noi un codice di emergenza: si misura in tempo prima dello svenimento, prima mezz’ora,

poi venti minuti, 

quindici, 

dieci, 

cinque minuti.

Codice rosso!

Attenzione!

Emergenza: ultimi istanti buoni prima che i piedi si fermino e che, come un mulo testardo, non abbia più la forza e la voglia di camminare oltre in cerca di una mangiatoia.

Per fortuna ho una certa esperienza in merito e prima dell’ultimo minuto di vita e di ragionevolezza lo piazzo di fronte ad un piatto fumante di pasta al pesto, ospiti di un finto ristorante  italiano, in uno dei mille locali per turisti che affollano il centro e che io odio con tutto me stesso.

Con la bile che tracima dall’incazzatura, ora che più niente può fermarmi, inizio con furente impeto didattico, un biblico pippone a tema “Il viaggio ed il cibo, da Ulisse a Marco Polo, dallo slow food ai villaggi turistici tutto incluso”. Sono un fiume in piena, fustigatore senza pietà delle malsane abitudini degli italiani in giro per il mondo. Un cameriere filippino mi guarda stupito domandandosi quale infervorata battaglia io stia combattendo.

“Papà?

“Dimmi…”

“Ma sai che è buona, vuoi assaggiare?”

Sorrido.

Di me e delle mie crociate.

“No, Fede, la mia religione me lo vieta.”

“In che senso?”

“Niente, scherzo, lascia stare, sono contento che ti piaccia. In fondo chissenefrega del pastel de nata, anche la mia margherita è buonissima!”

La mia lezione enciclopedica si spegne tra nostre risa. Siamo in vacanza e non è a pipponi che gli insegnerò a girare per il mondo, a mangiare, a viaggiare. Non è per imparare queste cose che sono partito tanti anni fa e che ora porto anche lui. Lui che mi somiglia a tal punto da esser come me alla sua età, pieno di appetito e di sana diffidenza per ciò che ancora non ha assaggiato.

Senza immaginare i milioni di pensieri che mi passano per la mente, felice come non ci fosse un domani e pienamente soddisfatto del suo pasto, mi guarda sorridente e mi fa:

“Davvero papà, era un’ottima pasta al pesto! Grazie.”

Nascondo la mia commozione: i bambini sono molto più semplici. 

Prego, figlio mio. Un giorno mangerai un’oscura pietanza esotica, immerso nella penombra di un posto di frontiera tra due paesi lontani, alla luce fioca di un neon intermittente, bevendo una birra dal nome sconosciuto e penserai a questa pasta, a questa calda sera di Lisbona, al mio gelato trigusto e capirai tutto quello che volevo dirti.

Un giorno, ma ora siamo qui e domani andiamo a Rio. Non ti fare illusioni, potrai anche svenire dalla fame e strisciare in terra invocando pietà ma al Mac Donand non cederò mai!

To be continued..

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *