Un conto è portare vostro figlio al mare, a due-trecento chilometri da casa, un altro portarlo in una paese vicino, magari nei luoghi di una antica vacanza spagnola, un altro ancora è sparare lungo, cambiare continente e portarlo in Sudamerica.

“Facile per te, – penserete voi – è il tuo lavoro!”

Certo, ma anche nel caso vi chiamaste Marco Polo, vi assicuro che portare un ragazzino di dodici anni in Brasile non sarebbe comunque facile come una passeggiatina lungomare, appesi ad un cono crema e pistacchio, in attesa dei fuochi d’artificio del santo patrono.

Federico, mio figlio, è uno sveglio, direi molto sveglio. Quindi Marco Polo sarebbe comunque avvantaggiato. Anche io che non faccio l’esploratore ma solo l’agente di viaggio, ho qualche lunghezza di vantaggio, d’accordo. Non si dovrebbe dire perché non fa fico, ma nonostante tutti questi vantaggi, ammetto che almeno una volta, durante questo Brasile, mi sono ritrovato ad invidiare la vacanza di qualche amico, protagonista di una rassicurante sgambata crema e pistacchio in qualche tranquilla località balneare delle nostre coste.

E vi spiego perché.

Per un ragazzino di dodici anni (ma a volte anche per gli adulti) il Sudamerica sta in un luogo remotissimo del mondo, lontano oltre l’ignoto, senza una collocazione precisa. Un non-luogo appunto, posto tra un sogno senza tempo e le vacanza al mare dell’anno scorso. A quella età  le conoscenze geografiche, così come quelle spazio-temporali sono piuttosto precarie. Sarà quindi difficile spiegare al vostro “nano” la meta del viaggio, i luoghi della vacanza, la distanza tra di essi, le ore necessarie per arrivarci, il fuso orario. La domanda più ricorrente sarà quindi: “Dove stiamo andando?” O peggio: “Dove siamo?”

Non scervellatevi ad incastrare mille itinerari in modo da fargli vedere il più possibile. Otterrete solamente più spaesamento e più domande. Sempre che non sia già entrato nella fase “quesiti sulle femmine”, dovete tenere presente che le fondamenta filosofiche di un dodicenne in vacanza sono poche, chiare e soprattutto semplicissime: il mare, la spiaggia e tutte le relative declinazioni ludiche legate a questi due concetti.

Quindi, prima regola: se nel vostro tour brasiliano manca il mare siete fottuti.

E’ infatti intorno al granitico concetto di mare che dovrete ruotare i vostri spostamenti, badando bene di poter rispondere affermativamente all’interrogazione giornaliera:

“Papà, ma nel posto dove stiamo andando c’è il mare?”

“No, a Brasilia non c’è il mare”

“Ah, ma l’hotel ha la piscina?”

“Si, tranquillo, anche a Brasilia c’è la piscina”

Seconda regola: se non c’è il mare e non avete una piscina a portata di mano siete fottuti.

Tenendo ben saldi questi immutabili principi adolescenziali per cui in vacanza ci si deve ripetutamente immergere nell’acqua, sia dolce che salata, potrete iniziare il vostro viaggio col piede giusto.

To be continued..

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One thought on “In Brasile con un dodicenne (mio figlio)

  1. Ciao a te Pietro,
    e si Fede è molto “avanti” mi ha raccontato del viaggio, anzi del Super viaggio e sarò curioso di scoprire da te , dalla tua penna cosa avete visto !!!!
    a presto e tanti auguri per tutto.
    Ciao Valter

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