Arrivo a San Paolo dopo 12 ore di volo. Sono le 4 del mattino. Alle 6 sono in hotel. Alle 9 mi svegliano e mi portano in un inutile giro per il traffico cittadino insieme a 25 stronzi come me. Segue presentazione dell’ente del turismo, + pippone infinito della compagnia aerea che sponsorizza il tutto. Personaggi vari ripetono a più’ riprese di essere molto contenti della mia presenza in città. Segue cena-evento con musica brasiliana dal vivo, volume a palla, ballerine, nani e cotillon. Fuggo in centro con un taxi.

A mezzanotte svengo in una camera d’albergo ghiacciata dall’aria condizionata senza trovare il modo di spegnere il suo maledetto vento antartico. Dopo 4 ore mi svegliano e mi portano in aeroporto. Volo verso Salvador. Arrivo, trasferimento in centro, 2 ore di traffico, per andare a mangiare in churrascaria, chilate di carne ai ferri, vino e birra. Ho un primo cedimento strutturale nel trasferimento verso il Centro Conferenze della città. Seguono 2 ore di “rueda de negocios”: una sorta di gioco/tortura in cui si contrappongono da una parte quelli che vendono e dall’altra quelli che comprano servizi turistici. Sala chiusa, senza finestre al 20 esimo piano di un palazzo fuori città. Fuori ci saranno 28 gradi, dentro non più di 15. Ogni cinque minuti un arbitro fischia: il colloquio e’ finito, ne inizia un altro. Si viene prontamente dirottati verso un altra postazione da solerti hostess che non permettono pause. Ha inizio un nuovo colloquio: chi sono, chi sei, cosa faccio, cosa fai, cosa vendo, cosa compro. Fischio dell’arbitro, cambio scrivania e via di seguito.

Tento una plateale fuga con disonore ma una stronza sui tacchi alti ed il sorriso finto mi appioppa ad un albergatore di non so bene dove. Chi sono, chi sei etc etc. Il girone dantesco termina con un aperitivo al volo. Segue pippone infinito dell’ufficio del turismo locale, direttori vari di non si sa quali apparati di promozione della città, politici vari. C’è anche la stronza coi tacchi che dichiara con il cuore in mano, di tenere tantissimo alla mia presenza, manco fossi Papa Francesco a Rio!
Svengo di rientro verso il centro, lasciatemi qui, vi prego, datemi tregua. Ed invece no, boia chi molla, mi trascinano al mercato Modelo, Faro da Barra, Bonfin, Elevador,Pelourinho, tutti posti che peraltro ho già visto. Ma l’assurda corsa parrebbe avere il suo scopo perchè la giornata potrebbe concludersi con un gran seratone: ristorante infinito, cena tipica, musica dal vivo, volume a palla, spettacolo di capoeira, buffet, nani e ballerine.
E’ troppo, fuggo.

Fuori ritrovo la realtà, il centro storico, i tavolini di plastica sul ciottolato portoghese, bermuda ed infradito a scandire il lento ritmo  di una capitale africana che la storia ha piazzato in sudamerica. Mi perdo dolcemente lungo questa notte calda, le onde del mare, il vento, i profumi dei tropici mischiano in me i ricordi, camminando verso casa, naufrago di questo viaggio assurdo: dove sono, cosa devo fare, perché lo faccio, da quanto sono in giro, chi sono e perché.

Mentre svengo in camera, perso nei quesiti esistenziali, penso all’ultimo sconosciuto che mi ha ripetuto il mantra maledetto: “Sempre in giro eh? Beato te che viaggi…”

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