Pagheremo per avere meno, per stare soli, per non avere luce, segnale telefonico, collegamento alcuno. Pagheremo per mangiare meno, per assaggiare quel poco che quella terra avrà prodotto ed i suoi abitanti avranno trasformato in cibo. Pagheremo anche per avere un po’ di fame, per fare la doccia gelata, per andare a letto col tramonto e svegliarci all’alba. Pagheremo per camminare in mezzo ad un bosco ascoltando i suoi rumori ed i suoi inquilini, aver paura dei suoi pericoli, godere dei suoi frutti. Pagheremo per evitare che a tremila chilometri da casa, un animatore ci inviti a bordo piscina per ballare una canzone idiota con un matrona ingioiellata del bergamasco.

Pagheremo per stare in silenzio, per stare al buio, per guardare immobili le stelle pensando a quanto siamo piccoli ed insignificanti. Pagheremo per ritornare alla dimensione originaria del “qui-adesso”, rimanendo irraggiungibili alle telefonate, ai messaggi ed alle centinaia di mail di Grupon che ci invita a comprare venti sedute depilatorie con lo sconto del 95%. Pagheremo per stare scollegati, per fermare il cervello e costringerci ad un rapporto con quello che ci sta intorno, con la casualità del momento, con il respiro della natura, con la magia che tutto questo dona alla vita. Pagheremo per togliere elementi alla nostra esistenza, per ritornare ad una condizione che è stata la sola possibile per migliaia di anni. Pagheremo per ciò che è sempre stato gratis e, per il momento, continua ad esserlo.

Ed allora tutto apparirà bellissimo, incantevole e mistico: le stelle silenziose su tutto l’arco celeste, una chiaccherata dove al buio le persone sono solo anime, il riflesso di una torcia lontana sulla superficie di un lento fiume, i rumori misteriosi di una foresta, una pioggia improvvisa che ci coglie in mezzo al nulla, un tuono, un lampo.

Io sarò il primo a pagare.

Per adesso è tutto gratis. Il mio lodge in Amazzonia è semplice ma efficace per restituirci la dimensione del remoto, del contingente, dell’isolato. Due notti forse non bastano a rientrare in una condizione oramai perduta, ma possono essere sufficienti a porci qualche domanda, insinuare qualche dubbio.

Peccato, non c’è segnale sennò avrei postato questo pezzo in diretta su facebook!

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