Una nuova partenza è, in fondo, una nuova sfida. Amo questo momento: è puro viaggio senza le paure di una partenza vera. Ci si può immergere a capofitto nello studio di un altro posto, di un’altra storia, di un altro pezzo di mondo. Nemmeno fossi io il “nostro uomo all’Avana”, studio il mio obiettivo accumulando i libri sul comodino, assediando le libraie che  smanettano disperate sul campo di ricerca dei loro database: “CUBA”.

La rivoluzione, Santa Clara, Playa Giron, il treno blindato, l’Hilton dell’Avana e la Caserma Moncada di Santiago. Da una settimana sono immerso in una storia complessa ed affascinante che ha condizionato come poche questo secolo. I documenti sono tantissimi, le opinioni infinite. Cerco di farmi la mia cercando il più possibile di ricostruire la vicenda in maniera oggettiva, di considerare le condizioni del 1959 per valutare i fatti dell’epoca. Ma per l’attualità siamo in un campo povero in tutti i sensi. Oggi cerco l’ultimo libro della più famosa blogger Cubana anche se so già che non mi basterà. Il documentario di Stone è per molti aspetti limitato e poco coraggioso sulle zone d’ombra del regime. La “Storia di Cuba” di Moscato non ha la statura del saggio che vorrebbe essere, facendo incursioni profonde in aspetti non delineati nel contesto generale. Inizio ora un’autobiografia di Castro che essendo autorizzata non credo mi dia grandi contributi sulla condizione attuale dei Cubani.

Ma il libro che mi ha ispirato più di tutti è Notturno Avana di T.J. English. Il sottotitolo racconta da solo il tema: “Mafiosi, giocatori d’azzardo, ballerine e rivoluzionari nella Cuba degli anni cinquanta”. Eh? non male vero?

E’ un ritratto lucido di un momento storico unico che ha creato le premesse di una rivoluzione considerata impossibile, contro la più grande potenza militare ed economica mondiale. Nella filosofia politica dell’epoca un sogno che si fa realtà, nella retorica “la vittoria del popolo contro l’imperialismo nordamericano”. La domanda è molto molto banale: in che maniera il sogno di libertà si è trasformato in una conclamata dittatura?

Non lo so, chiedetelo ad un professore, io sono solo un agente di viaggi. Ma datemi ancora un po’ di tempo e vi dirò la mia.

Buona lettura

Pietro

One thought on “Perchè “Notturno cubano”

  1. Sono anni che leggo, tutto o quasi tutto ciò che si scrive e si dice di Cuba prima e dopo Fidel…Hò visitato l’isola da cima a fondo..con uno zaino in spalla.. hò visto la povertà e il modo in cui è costretto a vivere il popolo cubano.. hò cercato e dico, cercato di capire la vita, mi sono fatto una mia opinione.. e sono convinto che fin quando ci sarà il famigerato “blocco economico”… nessuno potrà mai giudicare la politica Cubana….Non denunciare il blocco è un crimine che molti benpensanti nostrani e non dimenticano quasi sempre….

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