L’imperatore d’Etiopia Hailé Selassié è una delle figure più celebri e discusse della recente storia africana. Non è facile dare un giudizio esauriente ed oggettivo. Cercherò di riassumere in breve la sua vita proponendo alcune analisi frutto della lettura di più testi,  dallo studio della storie africana ed etiope e da un recente viaggio in “abissinia”.

Tafari Maconnen, questo i suo vero nome sale al trono imperiale nel 1930 con il nome di Hailé Selassié. Le cronache riportano che tramò la sua ascesa contro il cugino Ligg Jasu allora reggente dopo Menelik II. La congiura era stata ordita con l’accordo di Italia, Franca ed Gran Bretagna con la scusa di una non confermata conversione dell’imperatore all’Islam. Dopo un periodo di co-reggenza insieme all’imperatrice Zauditù (figlia di Menelik II) durato fino al 1930, con una suntuosissima incoronazione, Ras Tafari diventa l’Imperatore Hailé Selassié I, duecentoventicinquesimo discendente della dinastia Salomonica. La cerimonia attira centinaia di dignitari da tutto il mondo e segna un momento fondamentale nella storia del movimento rastafariano e di tutti i fenomeni culturali che vanno sotto il nome di etiopismo.

In neo imperatore pur mantenendo intatta la struttura feudale di ripartizione del potere attraverso le secolari relazioni tra la classe notabile, inizia una nuova stagione di riforme che porteranno il paese a uscire dal secolare isolamento internazionale e dalla medioevale struttura economica. Già prima della sua incoronazione era riuscito a far ammettere l’Etiopia alla Società delle Nazioni nel 1923 come unico paese africano quando ancora i membi erano poco più di venti. L’ammodernamento dello stato così come l’apertura internazinale, rappresenano due solide ed oggettive ragioni di merito: sebbene Tafari fosse molto giovane (diventa imperatore a 38 anni ma come abbiamo visto già a 22 è reggente), aveva capito l’importanza di un riconoscimento internazionale ufficiale dopo quello implicito della vittoria di Adua sulle truppe italiane che dall’Eritrea avevano tentato l’invasione nel 1898.

Dal 1923 in avanti sarano decine i viaggi compiuti in tutto il mondo. Su invito dei vari governi Ras Tafari fa visita in Gran Bretagna, Francia, Italia, Egitto, Belgio, Lussemburgo e Grecia convinto di poter spiegare finalmente le ragioni dell’Etiopia ai grandi della terra e di poter stringere con loro importanti accordi economici e politici. Non bisogna infatti dimenticare che egli rappresenta l’unico stato indipendente  del continente (insieme alla Liberia ma dalla storia competamente diversa). Dal 1885 data della Conferenza di Berlino e della c.d. spartizione dell’Africa, l’Etiopia rimane fuori dalle carte dei colonizzatori. Già respinta l’invasione italiana ad Adua, il giovane reggente sa quanto precaria sia la condizione d’indipendenza in un quadro che vede tutto il continente sotto il potere coloniale degli stati europei. (vedi mappa)

Nel 1936 lo slancio riformistico del giovane imperatore viene bruscamente interrotto dall’invasione dell’italia fascista. A nulla sono serviti gli appelli alla Società delle Nazioni che sanzionano blandamente Mussolini e che sostanzialmente danno il via libera alla conquista con il tacito accordo di Francia e Gran Bretagna. Anche in questa occasione l’imperatore Selassié dimostrò una non comune abilità diplomatica ed una lungimiranza da illuminato statista. Nella contesa con l’Italia che riguardava una questione di confini tra l’Eritrea Italiana e l’Etiopia (già all’epoca dimostrata come una scusa in cui Mussolini ingiustamente rivendicava territori etiopi), Selassié utilizza ogni possibile canale ivi compresa la diplomazia ecclesiastica per evitare il conflitto. L’appello alla SdN del 1935 insieme allo storico discorso del 1963 alle Nazioni Unite sono due delle numerosissime dimostrazioni dela statura politica con cui da subito si presentò sulla scena diplomatica internazionale.

Dopo gli unitili tentativi di resistenza all’avanzata italiana (il generale Badoglio con l’autorizzazione di Mussolini utilizzò in più occasioni le letali bombe all’iprite, gas  vietati dalla convenzione di Ginevra del 1925), l’Imperatore è costretto suo malgrado a scappare in treno a Gibuti dove lo attende una nave inglese che lo porterà prima in Israele e poi a Bath, il suo esilio.

Seguirà l’avanzata dell’esercito invasore da questa piccola località inglese in cui il governo di sua maestà gli concede una modesta residenza. Continuerà ad appellarsi alla SdN senza risultati fino allo scoppio della prima guerra mondiale quando, con l’entrata in guerra dell’Italia contro Francia ed Inghilterra, la sua posizine di Imperatore in esilio verrà sapientemente sfruttata da Churcill. Nel 1940 verrà armato di un afficentissimo reparto di soldati chiamato Gideon Force, volerà in Sudan a Kartoum ed inizierà la riconquista dell’Etiopia che si concluderà nel 1941.

E’ chiaro che dal suo trionfale ingresso in Addis Abeba il 5 Maggio 1941, L’Imperatore Selassié, godette di una infinita stima sconfinante nell’adorazione da parte di tutta la nazione. Aveva liberato l’Etiopia dall’invasore e ridato prestigio alla corona imperiale come mai prima. Per percorrere l’ultimo chilometro di strada fino al palazzo imperiale (trasformato in seguito in sede universitaria e museo) il convoglio impiegava più di un’ora attraverso una folla in delirio. Finalmente giunto l’Imperatore non perdeva occasione per un breve discorso che rimarrà celebre:

“Poichè oggi è un giorno di felicità per tutti noi, dal momento che abbiamo battuto il nemico, rallegriamoci nello spirito di Cristo. Non ripagate dunque il male con il male. Non vi macchiate di atti di crudeltà, così come ha fatto sino allultimo istante il vostro avversario. State attenti a non guastare il buon nome dell’Etiopia. Prenderemo le armi al nemico e lo lasceremo ritornare a casa per la stessa via dalla quale è venuto.”

Gli anni successivi, con l’annessione dell’Eritrea (fino ad allora italiana) alla fine della II guerra Mondiale, rappresentno l’apogeo del regno di Selassié. Il successo segue una rafforzata posizione internazionale che lo porta a viaggiare sempre di più ed a intrattenere relazioni sempre più strette sia con i paesi occidentali che con i vicini africani. Completò l’ammodernamento dello stato dotandolo della prima costituzione nel 1955. La fondazione dell’Unione Africana del 196o rappresenta forse il momento di maggior prestigio della sua intera carriera: Addis Abeba diventa metaforicamente la capitale del continente, essendo la prima sede del’UA. Ma è anche l’anno del primo colpo di stato a cui seguiranno altri da qui al 1974.

Dopo i mille successi ottenuti fino alla fine degli ani 50, inizia una fase della vita di Selassié e dell’Etiopia che verrà ricordata con meno enfasi e che getterà ombre sul governo dell’Imperatore. Sebbene l’Etiopia venga seguita dai media internazionali con ammirazione, il sovrano sia corteggiato dai reggenti di tutto il mondo e l’indipendenza sia presa ad esempio dalle nazioni vicine che man mano aspirano e raggiungono lo stesso stato, il malcontento della popolazione etiope cresce sempre più rivendicando riforme democratiche. La politica riformista di Selassié infatti, sebbene innovatrice, tese a non cambiare la società etiope che era sostanzialmente regolata da sistemi feudali in cui nobili e dignitari gestivano il potere concesso direttamente dall’imperatore. Quest’ultimo inoltre gestiva direttamente la giustizia in maniera assolutamente arbitraria, favorendo i propri fedeli in base a logiche di potere. Viveva corcondato da una corte che non aveva nula da invidiare a quelle europee del 700: se da una parte poteva essere giustificabile nell’Etiopia del 1930, lo era molto meno negli ani 60.

La politica di riforme prudenti in ambito sociale e fondiario poneva le basi nell’estrema frammentazione del potere: una delle abilità riconosciute a Selassié fu sempre quella di gestire sapientemente le velleità espansionistiche dei vari Ras a cui affidava il governo delle province (anche se spesso fu costretto ad utilizzare l’esercito ed a repriere le rivolte nel sangue).

Con l’apertura internazionale degli scambi, l’invio di studenti all’estero, la modernizzazione del paese e la conessione alla rete di telecomunicazioni che aeva isolato il paese per secoli, si ampliarono le sacche di malcontento che mal sopportavano la dispotica gestione del potere da parte dellImperatore. Complotti e colpi di stato militare rischiarono di cambiare la forma monarchica dello stato e sebbene repressi con durezza essi rapprsentarono un campanello d’allarme a cui Selassié non seppe rispondere adeguatamente. Ma più di tutto all’offuscamento dell’immagine di sovrano illuminato contribuì la carestia nella regione Wallo del 1973. Interi villaggi morirono di fame senza che il governo dell’Imperatore prendesse urgenti provvedimenti. Un famoso reportage di Jonathan Dimbleby dela BBC, “Ethiopia, the hidden famine” (Etiopia, la carestia nascosta), fece vedere al mondo immagini di morte e desolazione. Questo episodio insieme alla alla spietata repressione dei movimenti indipendentistici dell’Eritrea rappresentano il momento più basso della parabola umana di Selassié.

Le foto dei suntuosi banchetti a palazzo in contrapposizione alla carestia delle regioni periferiche dell’impero furono massicciamente utilizzate dai cospiratori del futuro DERG, il regime di stampo marxista-leninista, che prese il potere con un colpo di stato nel 1974. Sebbene i segnali di importanti cabiamenti nel paese come rivolte militari e manifestazioni studentesche fossero ormai all’ordine del giorno, negli ultimi mesi prededenti al putsch, l’Imperatore si rifiutò di porvi rimedio concedendo maggiori libertà o abdicando. Del Boca nel suo saggio storico-biografico sula figura del Negus, riporta come in molti, vicini al’Imperatore, abbiamo tentato di smuoverlo dal suo immobilismo ma senza successo. A questo punto non è chiaro se fosse pienamente in possesso delle sue facoltà mentali o il prolungato esecizio del potere assoluto ed il distacco tra la sua condizione e la realtà non gli abbiamo permesso una reazione efficace in tempi utili. A nulla infatti valsero i tentativi di concessioni a maggiori libertà o il rimpasto di governo dell’ultimissimo periodo di reggenza. La rivoluzione era ormai in atto e non conosceva sosta. Ma sebbene la rivoluzione incontrasse i favori della maggior parte della popolazione L’imperatore possedeva ancora un ascendente troppo potente sulla popolazione ed i membri del DERG non ebbero l’ardire di eliminare subito l’anziano sovrano. Una campagna di propaganda dipinse l’Imperatore come un impostore, possessore di immense ricchezze trafugate all’estero e colpevole di aver ignorato la carestia del Wallo dalla sua dorata residenza di Addis Abeba.

Il 12 settembre 1974 venne ufficialmente deposto nel giorno in cui prendeva il potere Mengistu Haile Mariam. Il 25 agosto 1975 veniva data notizia della morte dell’Imperatore: come si seppe in seguito era stato soffocato nel sonno e sepolto in un luogo segreto per evitare fenomeni di colto popolare.

Così conclude Del Boca, il suo appassionante ritratto ne “Il Negus, vita e morte dell’ultimo Re dei Re

“Hailè Selassiè ha sicuramente commesso molti errori durante il suo lunghissimo regno, primo fra tuttimquelo di essere stato sempre in bilico tra riforma e conservazione, senza mai operare una scelta definitiva. Ma la rivoluzione che lo ha travolto nel nome della libertà e del progresso si è rivelata cento volte più infausta del suo regime; ha causato danni irreparabili; l’ha sprofondata in una guerra civile che Hailè Selassiè aveva sempre cercato di scongiurare; ha accellerato, anzichè bloccare il processo di disgregazione del paese. (…)

Qualunque sia il guidizio finale su Hailè Selassiè, la sua figura merita rispetto e considerazione. E’ impossibile provare un senso di grande ammirazione e di riconoscenza verso l’uomo che il 30 giugno 1936, dalla tribuna ginevrina della Società delle Nazioni, denunciava al mondo i crimini del fascismo e avvertiva che l’Etiopia non sarebbe stata che la prima vittima di quella funesta ideologia. Per questo suo messaggio, malauguratamente non ascoltato, gli siamo un pò tutti debitori.”

http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Selassie_on_Time_Magazine_cover_1930.jpg

12 thoughts on “La controversa figura di Hailé Selassié I

  1. Fratello, riconosco il tuo buon intento e la tua buona fede ma in questo articolo stai scrivendo tantissime falsità sul Re dei re. RasTafarI non è una figura ambigua, ma al massimo misteriosa. Non ha commesso errori nè è stato ingiusto e/o inapprorpiato, nè è stato la causa di un qualsiasi danno all’ Etiopia; nè ha mai causato la carestia che in Etiopia era un fatto inevitabile e annuale. Dovresti cercare di non credere a queste falsità, frutto della propaganda prima fascista e poi comunista che ha influenzato i pochi studi occidentali, eurocentrici e maliziosi. RasTafarI, Potenza della Trinità, ha salvato il mondo dal nazifascismo, fondato l’ONU, l’OUA, ha Creato il diritto internazionale, realmente e per tutti i popoli deboli. Il Leone Conquistatore della Tribù di Judah, Eletto di Dio, Luce del Mondo, Difensore della Fede Ortodossa, regna in Terra Santa, in Sion dove è custodita l’Arca; Sua Maestà è per InI RasTa il Creatore, il Messia, lo Stesso Yasus Krestos ritornato in Gloria come scritto nella Bibbia. RasTAfari è un credo biblico ortodosso e millenarista e la Figura Sacra e Santa del Re dei re è una figura da riconsiderare storicamente, senza influenze di storici parziali e influenzati, ma guidati da onestà intellettuale, ricerche serie e rispetto della Tradizione biblica, che ha creato e guidato da sempre la dinastia Imperiale etiopica, la dinastia più antica, lunga e sacra che sia mai esistita; la dinastia del Messia, la linea di Davide.
    Dovresti evitare di fare articoli copiandoi e incollando glin errori o le diffamazioni presenti sui libri di Del Boca, Kapuscinski etc. Questo te lo dico proprio perchè apprezzo il tuo intento e la tua esperienza in Tsion/Eden (Etiopia), e credo che non rispettando la fede dei RasTa e la figura dal Leone di Judah, tu rovini il tuo stesso lavoro.

    rastafari-regna.com

    http://re-messia.blogspot.com/

    Selamte.

    RasTafari Krestòs Ymasgan

  2. Gent.le RasTafari Krestòs Ymasgan,
    ti ringrazio per il tuo intervento e per le tue considerazioni sul mio umile scritto. La figura di Ras Tafari, la storia della più antica casa impeiale del mondo e le vicende di un territorio che ha dato origine all’umanità, sono argomenti che mi hanno sempre affascinato. Non solo: il mio rapporto con il rastafarianesimo è al centro di eterni ed indelebili ricordi amicali che per sempre accompagneranno la mia vita. Sono quindi vicino al vostro culto anche se non posso aderirne intellettualmente.
    Parte di ciò che scrivi ha una base di verità; altre affermazioni non possono trovere oggettivo riscontro nelle fonti storiche attualmente disponibili.
    E’ vero che la figura dell’Imperatore ha molti lati di mistero e di fascinazione. Molti intervistatori, ambasciatori e rappresentanti hanno ammesso l’immensa soggezione provata al cospetto di questo “piccolo grande uomo” che descrivono come dotato di una superiore intelligenza. Qualcno arriva addirittura ad affermare che egli abbia avuto poteri soprannaturali come quello di parlare agli animali ed in particolar modo ai leoni, simbolo della dinastia imperiale, sempre presenti nelle sue dimore. E’ chiaro che, non volendo attribuire una natura soprannaturale a quest’uomo, si tratta di una esagerazione che pone le basi proprio sulla straordinaria intelligenza di questa figura.
    A tal proposito credo che le divergenze di giudizio storico su Heile Selassiè che tu esponi, siano da ricercare proprio nella visione deistica che il rastafarianesimo ha dell’Imperatore d’Etiopia e che storici e commentatori non posso avere, sia per differenti credo personali, sia per onestà intellettuale.
    E’ ovvio che partendo da un dogma di fede come la vostra, la valutazione dell’operato di Ras Tafari giungerà a conclusioni nettamente diverse da quelle di Del Boca o Kapuściński. Ti vorrei ricordare a tal proposito che Del Boca ha espresso notevoli perplessità sia sulla ricostruzione di Kapuściński sia su quella di Oriana Fallaci di cui spiega le cause ne “Il mio 900” (Neri Pozza edizioni).
    Del Boca, pur riconoscendo notevoli meriti a Selassiè, non può dimenticare le inspiegabili mancanze nell’ultima parte del suo regno. Più che affermare il suo malgoverno o la sua malafede, indaga sulle ragioni dei misteriosi ritardi nell’affrontare per esempio la crisi della carestia nella regione Wallo del 1973 (è ovvio che non è stato lui a causare 200 mila morti…); si domanda perchè non si sia reso conto che aprendo l’Etiopia al mondo si sarebbero moltiplicate le istanze volte alla maggior partecipazione popolare al governo del paese.
    Se è vero che Heilè Selassiè viene riconosciuto come uno dei “padri fondatori” dell’Unione Africana del 1963, altrettanto non si può dire che egli abbia fonfato l’ONU (?!). Di questo non ho notizia.
    Sulla “creazione del diritto internazionale”, beh è un’affermazione un po’ ambiziosa ma bisogna riconoscere che gli interventi alla SdN e poi all’ONU sono rimasti celebri, così come è noto che negli anni 60 egli è stato chiamato più volte a risolvere crisi diplomatiche interafricane come quella tra Marocco ed Algeria.
    E’ proprio per questa ragione che affermo l’aspetto controverso di questa figura: se da un lato ha dato prova di notevoli abilità politiche nel cercare una via diplomatica allo scontro, dall’altro non sembra aver risposto con atrettanta abilità alle crisi della politica interna al suo paese.
    Sono convinto che, come afferma Del Boca, dobbiamo molto a questo personaggio, ma non possiamo non soprassedere alla verità seppur scomoda delle sue mancanze. Se dobbiamo riconoscere che il giornalista torinese è stato il primo a denunciare l’uso di armi chimiche nella guerra d’Etiopia da parte dell’Italia fascista e che questo dibattito si è protratto per 35 costringendo il governo italiano all’ammissione alla fine degli anni 90, non possiamo affermare che l’indagine di Del Boca su Selassiè sia “frutto della propaganda prima fascista e poi comunista che ha influenzato i pochi studi occidentali, eurocentrici e maliziosi”, come tu scrivi.
    Senza quindi gettare verità aquisite, ma pur sempre confutabili, sono convinto che il dibattito non sia concluso e che ogni discussione, intellettualmente onesta, a riguardo non possa che esser utile alla ricerca della verità storica.

    Ti ringrazio quindi per tuo commento e colgo l’occasione per farti i miei complimenti per l’archivio video del vostro sito http://www.rastafari-regna.com in cui ho potuto visionare interessanti documentari sul nostro “soggetto di discussione”.

    Cordialmente
    pietro Lamprati

  3. daccordo sull’onestà intellettuale, ma senza tirare in ballo dogmi di fede basta pensare di come opinioni sul re contrastanti quelle di kapuściński & co. siano
    considerate false anche da personaggi lontani dal riconoscere selassie come cristo. io per primo non credo nella sua divinità ma non c’è bisogno di ciò per negare certe dicerie, non è un fatto di “fede che va contro la storia”.
    rispetto comunque per il lavoro che hai fatto e l’interesse che ci hai messo,
    peace!

  4. Benedizioni. Buona Domenica.

    Fratello partiamo da questa considerazione: io conosco la tua prospettiva, ma tu non conosci minimamente quella RasTa; comprendo e conosco a fondo la visione bianca, ma tu non hai veramente nemmeno conosciuto e meditato seriamente la questione RasTa, e il tuo articolo in cui vuoi frettolosamente chiarire la questione misteriosa del Leone di judah ne è una imbarazzante prova. Imbarazzante e fastidiosa, perchè è un lavoro irrispettoso della serietà Ortodossa di InI, così come un Codice Da Vinci è in “macro” la stessa imbarazzante prova dell’ignoranza dei pagani su Cristo e della loro mancanza di rispetto, perchè si parla di cose alte, si parla di religione: nessuno impone il credo, ma nessuno ha il diritto di essere ignorante e criticare il Dio di un credo.

    Non puoi parlare di deismo riferendoti ai RasTa, ma dovresti invece parlare di Ortodossia, nutrirti di conoscenze serie sulla Bibbia, sull’Etiopia Ortodossa, sulla Tradizione più antica del mondo custodita in Etiopia, Israele. Il tuo parlare di desimo per comprendere ciò che non conosci dimostra come il tuo approccio sia condizionato dalle categorie occidentali, storico-materialistiche, di derivazione atea, inadatte a comprendere ciò che è più alto. Non è deismo o fede cieca ciò che conduce InI a SAPERE che Haile Selassie I è Cristo, ma è la perfetta Ortodossia, cioè il GIUSTO MODO DI APPRENDERE LA PAROLA BIBLICA DEL SINGORE, con la guida della Tradizione che da sempre esiste, nutrita da quella stessa Parola. La storia è storia biblica per chi conosce lo Spirito, non un percorso senza senso in cui dubitare anche del Creatore, in cui dubitare sulle prove scientifiche della crocifissione di Cristo. La storia Ortodossa, l’Etiopia, InI RasTa, non abbiamo mai vissuto tali sofismi occidentali. La Rivelazione è nella storia ed è anche scientificamente palese, ma non è e non deve essere la scienza storica a dircelo; le ambiguità che il tuo studio ha riscontrato sono quindi dovute al tuo limite naturale e a quello delle fonti a cui hai attinto, di derivazione materialistica, atea, quindi comunista e fascista, infatti di impostazione ideologica (sola fede nella prova scientifica, ateismo materialistico, storicismo, etc). Quindi se un uomo senza fede e conoscenza della Parola porta avanti uno studio, guidato dalla sola scienza storica materialistica e critica, quando non comprenderà qualcosa per i limiti della disciplina (scienza) idolatrata e per i limiti dello strumento (prove e intelletto), crederà di trovare dei limiti in ciò che studia e non in se stesso. Se ti affidi a Del Boca, credendo che Sua Maestà sia un soggetto da studiare e correggere e non il Soggetto su cui riflettere seriamente, facendosi correggere dai Suoi insegnamenti, beh allora non hai nemmeno mai avuto contatti con la spiritualità RasTa e hai superficialmente abbandonato una Via molto più grande di quanto credi.
    Infatti come puoi credere Del Boca una fonte attendibile? Del Boca può solo dire qualcosa sull’occidente, sul razzismo fascista, sul colonialismo, ma cosa potrà sapere più di te sull’Etiopia? Cosa potrà sapere dello spirito, della Bibbia, delle profezie avveratesi con HIM? Cosa ne sa dei miracoli di HIM? Cosa sa più di te o di chiunque scettico un Del Boca, che di Ortodossia non sa nemmeno il significato etimologico? Cosa ne saprà del Re Messia e della Rivelazione, ultimo Libro biblico, chi non ha nemmeno riflettuto sull’Antico Testamento? Che profondità di riflessione e di giudizio ci si aspetta da Del Boca o da te, su temi che appartengono ad una Tradizione a voi aliena? Cosa dimostrate trattando le cose serie in maniera sbrigativa e credendo alla propaganda secondo cui Dio avrebbe fatto degli errori? DImostrate che quando l’uomo bianco occidentale vuole studiare le cose orientali spirituali, cioè la Bibbia, fa solo errori, perchè parte dal presupposto che sia l’uomo a giudicare e conoscere Dio e non il contrario. L’uomo che crede nella scienza, una disciplina che conosce solo l’ 1% della creazione, figuriamoci del Creatore.
    Secondo te, al di là della tua fede, può essere trattato un argomento come il Leone dei Judah, così serio e problematico, così profondo e spirituale, così estraneo a te, può essere affrontato da te in maniera così veloce? Tu puoi veramente giudicare Sua Maestà o forse dovresti cercare il Suo Giudizio e la Sua correzione? Ti sembra onesto approcciarti a qualcosa di cui ammetti dei misteri e delle lacune, riempiendo la tua ignoranza su quelle lacune con maliziose insinuazioni che infamano e bestammiano la dignità di Dio???

    RasTafarI Krestòs Ymasgan.

    Buona Domenica.

  5. non è onesto cancellare le critiche e lasciare solo le tue risposte. La tua è un atteggiamento blasfemo verso Dio. Perchè parlare di Dio se non ci credi?

    1. Gentile Krestos Ymasgan,
      sono in viaggio da due mesi, sto attraversando l africa e mi perdonerai se non risco ad approvare i commenti in tempo reale
      ti ringrazio per l attenzione che mi concedi e la premura con cui rispondi, appena tornero replichero
      nel frattempo ti invito al mio blog di viaggio ilviaggiodeiviaggi.wordpress.com ed a evitare di insultarmi
      cordialmente
      pietro

  6. 1 Samuele Capitolo 8
    8:1 Quando Samuele fu vecchio, stabilì giudici di Israele i suoi figli.
    8:2 Il primogenito si chiamava Ioèl, il secondogenito Abià; esercitavano l’ufficio di giudici a Bersabea.
    8:3 I figli di lui però non camminavano sulle sue orme, perché deviavano dietro il lucro, accettavano regali e sovvertivano il giudizio.
    8:4 Si radunarono allora tutti gli anziani d’Israele e andarono da Samuele a Rama.
    8:5 Gli dissero: Tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non ricalcano le tue orme. Ora stabilisci per noi un re che ci governi, come avviene per tutti i popoli.
    8:6 Agli occhi di Samuele era cattiva la proposta perché avevano detto: Dacci un re che ci governi. Perciò Samuele pregò il Signore.
    8:7 Il Signore rispose a Samuele: Ascolta la voce del popolo per quanto ti ha detto, perché costoro non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni più su di essi.
    8:8 Come si sono comportati dal giorno in cui li ho fatti uscire dall’Egitto fino ad oggi, abbandonando me per seguire altri dei, così intendono fare a te.
    8:9 Ascolta pure la loro richiesta, però annunzia loro chiaramente le pretese del re che regnerà su di loro.
    8:10 Samuele riferì tutte le parole del Signore al popolo che gli aveva chiesto un re.
    8:11 Disse loro: Queste saranno le pretese del re che regnerà su di voi: prenderà i vostri figli per destinarli ai suoi carri e ai suoi cavalli, li farà correre davanti al suo cocchio,
    8:12 li farà capi di migliaia e capi di cinquantine; li costringerà ad arare i suoi campi, a mietere le sue messi, ad apprestargli armi per le sue battaglie e attrezzature per i suoi carri.
    8:13 Prenderà anche le vostre figlie per farle sue profumiere e cuoche e fornaie.
    8:14 Si farà consegnare ancora i vostri campi, le vostre vigne, i vostri oliveti più belli e li regalerà ai suoi ministri.
    8:15 Sulle vostre sementi e sulle vostre vigne prenderà le decime e le darà ai suoi consiglieri e ai suoi ministri.
    8:16 Vi sequestrerà gli schiavi e le schiave, i vostri armenti migliori e i vostri asini e li adopererà nei suoi lavori.
    8:17 Metterà la decima sui vostri greggi e voi stessi diventerete suoi schiavi.
    8:18 Allora griderete a causa del re che avrete voluto eleggere, ma il Signore non vi ascolterà.
    8:19 Il popolo non diede retta a Samuele e rifiutò di ascoltare la sua voce, ma gridò: No, ci sia un re su di noi.
    8:20 Saremo anche noi come tutti i popoli; il nostro re ci farà da giudice, uscirà alla nostra testa e combatterà le nostre battaglie.
    8:21 Samuele ascoltò tutti i discorsi del popolo e li riferì all’orecchio del Signore.
    8:22 Rispose il Signore a Samuele: Ascoltali; regni pure un re su di loro. Samuele disse agli Israeliti: Ciascuno torni alla sua città!.

  7. Il cantico di Anna
    1 Samuele 2: 10
    Gli avversari del Signore saranno stroncati.
    L’altissimo tuonerà dal cielo;
    il Signore giudicherà i confini della terra;
    darà potenza al suo re e innalzerà la fronte del suo consacrato

  8. Bellissima discussione, bel confronto, bella sicurezza apparentemente invidiabile avete
    voi, convinti possessori e sostenitori della verità, come io ancora non riesco i a sentirmi.

    Mi sembra presuntuoso da parte dell’uomo, in generale, il sentirsi capace di Conoscere obiettivamente, in modo imparziale, in un modo completo e assoluto che può sconfinare nell’altra presunzione di non avere neanche più bisogno di meditare…

    Cioè, come fate a pensare che possa anche solo esistere un modo di conoscere che sia totalmente imparziale?? Voi siete forse imparziali anche solo con voi stessi? Anche se il vostro occhio vostro potesse guardare dalla cima del monte più alto sulla terra… anche se potesse avere il massimo orizzonte immaginabile dinanzi a voi…

    Non sarà, forse, SEMPRE un orizzonte DINANZI A VOI? Non saranno, sempre, SOLO I VOSTRI OCCHI, AL CENTRO DELLA SCENA? L’orizzonte che ammirate, non sarà per forza sempre limitato ai circa 180 gradi del campo visivo dell’occhio umano? Come potete presumere che sia IMPARZIALE? Qualsiasi cosa risente di noi stessi…

    Non limitiamo, insomma, la nostra vista al nostro sguardo…

    Noi siamo uomini! E quante cose non ci spieghiamo anche solo relativamente al mondo animale… del quale però ci facciamo padroni. Come fa un serpente ad elaborare il veleno più neuro-tossico che conosciamo, e che poi per noi uomini DIVENTA una formula chimica complicatissima da scoprire e, possibilmente, copiare? Il Serpente ha forse studiato biologia, chimica, fisica, medicina, arte della creazione per distruggere? Eppure è più avanti di noi… Per quale scientifico motivo una formula chimica scritta ha più prestigio presso gli uomini, del veleno stesso del serpe?

    Il nostro modo di conoscere, è umano. raggiunto attraverso i nostri sensi e i loro prolungamenti (i nostri strumenti… i nostri artefatti!).. Non è forse questa, già una notevole limitazione inevitabile (di cui perciò spesso non siamo neanche consapevoli) dell’IMPARZIALITà DELLA CONOSCENZA, E DELLA STORIA???

    Insomma chi può pretendersi imparziale? Chi può essere certo che il proprio racconto non risenta dei propri ideali fascisti, o comunisti, o suggestionati dall’ideale stesso dell’imparzialità?

    perchè non ammetterci IMPOSSIBILITATI ALL’IMPARZIALITà?

    avrebbe forse bisogno l’ONU di più di 70 stati(/entità) “osservatori”(/controllori) dell’organismo stesso?? Se ce li ha forse è proprio perchè ammette questo limite umano…

    Esso si supererebbe solo attraverso L’UNITA’… tra stati… popoli…. come tra fratelli….

    Insomma è forse nostra la Verità?

    La Verità… La Via… La Vita… propriamente degne di questi che sono solo sostantivi condivisi, sistemi di significanti di significati (come il linguaggio è!)…. non è forse Esclusivamente quella di Dio?

    Il conoscere dell’uomo è ONTOLOGICAMENTE aspirante all’imparzialità, mai POSSESSORE dell’imparzialità!

    Come può non essere una presunzione, scientifica e dimostrabile, anche quella della stessa scienza che si dichiara imparziale? E’ un profondo paradosso scientifico ed epistemologico questo…

    e io credo si possa risolvere solo con l’ammissione che noi, siamo “SOLO” uomini…
    che, nella nostra grandezza, siamo riflessi di qualcosa che ci somiglia anche, ma che è INFINITAMENTE piu grande di Noi, dunque per noi INCONOSCIBILE nella sua totalità?

    Non dovrebbe essere questo un assunto basilare della scienza? Perchè la scienza si contrappone a Dio, e lo rifiuta e lo nega il piu’ delle volte, invece di dichiarare che noi siamo scientificamente completati dallo Spirito, e che attraverso i nostri 5 splendidi sensi possiamo anche sentire questo Spirito?

    come se non ci fidassimo, poi in fondo, dei nostri stessi adorati sensi… con i quali, chiunque può sentire lo Spirito, anche se poi ognuno è lasciato libero di chiamarlo a suo piacimento col nome che preferisce? (destino, energia, abduction….)

    La soluzione, e al tempo stesso il problema paradossale che sempre avrà l’uomo fedele solo a Babilonia, sta nell’ammettere la propria INTRINSECA IMPOSSIBILITà ALLA CONOSCENZA TOTALE DELLE LEGGI UNIVERSALI.
    Insomma ammettere che l’uomo, quindi se stessi, non è capo, non è il padre padrone della terra, ne totalmente il padrone di se stesso… non è facile per tutti…. ma è la soluzione finale di ogni dilemma… secondo me…
    che poi sono
    una Federica qualunque…

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