Il 2009 sta per finire ma non è ai bilanci del passato che penso ma al’imminente partenza. Mancano due mesi. So bene che sono pochi, pochissimi. Il lavoro da fare mi sembra immenso e so già che non potrò fare tutto, preparami come dovrei.

Il materiale da studiare è una massa di libri di cui ho letto solo il primo. Ma è solo l’inizio. Manca ancora molto: la pianficazione del percorso, la valutazione della pericolosità di ogni singolo territorio attraversato, le vaccinazioni e la preparazione dell’occorrente medico, un’infarinatura generale della meccanica dei mezzi, le atrezzature necessarie, le quantità di generi vari da portarsi dietro per tre mesi di viaggio e 33 mila kilmetri. Senza contare le procedure burocratiche legate ai visti ed ai mezzi, le assicurazioni per i partecipanti e per i beni, la ricerca degi sponsor e la gestione della comunicazione web e media. Non ho la patente internazionale e spero non sia lunga la procedura. A tutto questo va aggiunta la mia preparazione fisica.

Questo è quello che devo fare in due mesi. Certo non per tutto sono da solo, Matteo ha messo in piedi il tutto ed ha già fatto il percorso in moto due anni fa passando attraverso la parte orientale dell’Africa. Intuirete comunque quanto si possa sentire il peso di tutto quello che devo fare da qui a 60 giorni.

Ho appeso due enormi cartine geografiche: Africa Occidentale e centro-sud. Mi ricordano ogni giorno in quale avventura mi sia imbarcato. Il viaggio è qualcosa di immateriale come tutto il progetto ed avevo bisogno di rendere fisico questo sforzo.

Ma al di la di questi aspetti tecnici, il viaggio è qualcosa di profondamente intimo, legato alle paure, alla coscenza ed alla consapevolezza che si ha di se. Per questo dico senpre che “si parte prima e si arriva dopo” del giorno esatto. Più l’avventura è al di sopra della nostra esperienza e della nostra portata più il “partire” verrà anticipato.

Conosco bene questo stato d’animo, si chiama paura. In genere si fa finta di nulla, si sdrammatizza, si raccontano i dati del viaggio, ma difficilmente si raccontaranno delle nottate come questa, passate a trovare il coraggio per staccare, tuffarsi e partire. Non mi definisco un viaggiatore e diffido da quelli che lo fanno ma son partito tante di quelle volte che conosco bene queste fasi, riesco a gestirle e apprezzarle. Ma questa volta è diverso, il viaggio è più “alto”, si fa spedizione, un livello a cui non ero mai arrivato. Non si tratta di una stagione in qualche destinazione turistica o di qualche decina di persone da portare in Iran o in Libia e nemmeno di qualche mio viaggio “piedi e zaino”. Il tuffo in questi casi avviene sempre sotto le 48 ore dallo start.

Ora, qui, è tutto diverso, complesso e, temo, difficilmente programmabile. La pre-partenza deve avvenire subito e se ci penso, è questo il lavoro che sto facendo. Farlo così in anticipo è più difficile. Ti alzi la mattina per fare questo strano lavoro che non sai nemmeno tu bene in che cosa consista talmente tante sono le cose a cui si deve dare priorità. A volte mi sento cretino, imbacuccato per il freddo a correre solo alla Pellerina. Ecco, soli, in tutto questo si è ovviamete soli con se stessi. E quando la sera te ne vai a dormire una domanda su tutte arriva inesorabile: “Ma che cazzo stai facendo?”.

Questa domanda ha un titolare, un giocatore utile e scomodo in questa partita. Si chiama PAURA. Non sono i pericoli, a quelli ci penso e li metto in conto, ma è la paura di rigiocarsi tutto sperando di non schianrasi di nuovo.

So bene che non per tutti è così ma per me è qui che sta il viaggio. E’ qui che trovo il senso altissimo dell’esperienza dell’andare. E’ lo scontro tra le mie paure e me, il timore dell’ignoto e le mie capacità. La ricchezza aquisita da questo tipo di esperienza mi ha sempre elevato e se non lo ha fatto mi ha aiutato comunque a capire. Capire me stesso prima delle cose del mondo. Per questo non ha senso parlare di kilometri, posti esotici o dificoltà estreme. Il viaggio è quello dentro di noi, quello che ci innalza ad un superiore stato di noi stessi, di coscenza, di maturità e di consapevolezza. Puoi farlo ache sotto casa affrontando le tue paure.

Questo è il percorso che mi accingo ad iniziare con il nuovo anno.

Sarà duro credo, ma si sa “le cose facili le facciamo fare agli altri”.

Pietro

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